Reincarnation – Void

Siete stufi di ascoltare il death metal di oggi? L’unica soluzione che avete è certamente quella di andare a pescare qualche produzione a riguardo rimasta “occultata” per dimenticanza o distrazione […]

Siete stufi di ascoltare il death metal di oggi? L’unica soluzione che avete è certamente quella di andare a pescare qualche produzione a riguardo rimasta “occultata” per dimenticanza o distrazione nel corso degli anni. Una di queste potrebbe essere l’esordio degli spagnoli Reincarnation intitolato Void, tale opera uscì nel 1997 sotto le ali della mitica Repulse Records, il disco è rimasto quasi “solo soletto” mentre gli anni passano inesorabili, le sue copie si “smarrivano” sino a quando (Aprile 2015) è intervenuta la Xtreem Music che di certo non si lascia scappare un prodotto genuino in casa. Tale ristampa rappresenta di certo un’occasione ghiotta per rimediare a tale lacune, al suo interno troveremo infatti la canzone Hell Over Hell tratta dal promo 1998 (pezzo che consolidava quelli di Void ma con una produzione meno esaltante per quanto mi riguarda), il succulento mini cd Seed Of Hate (anno 1995, quattro pezzi “scorretti” e da battaglia, altra “manna” underground) e quattro canzoni live tratte da un concerto datato ancora 1998. Insomma dalle nove canzoni di base arriveremo ad ascoltarne diciotto per un totale appagamento della nostra sadica e mai sazia voglia di sentire truculento ed impastato death metal.

Void è un lavoro che ti fa respirare tutta l’essenza death metal degli anni novanta, sarà la produzione a dirtelo chiaro e forte in prima battuta, con quelle strutture blasfeme e quei tempi che non potranno fare a meno che rievocare i piacevoli fantasmi di Suffocation o Cannibal Corpse. Non è da considerarsi capolavoro Void, ma i Reincarnation inanellavano una serie di “dannate profondità” che si meritano ancora oggi il loro soddisfacente passaggio dalle nostre parti.

Tempi pestati, voce gutturale e basso in evidenza a donare l’ovvia e sempre apprezzata profondità. Il sound è una vera goduria, insidia a man bassa malattia e disagio eterno, le chitarre rallentano, “gorgogliano” e stridono che è un piacere regalandoci brani del calibro di Fucking Race, Subhuman Level, l’infernale e sospinta Drowned in Blood o la “melmosa” The Horror Within.

About Duke "Selfish" Fog