Raventale – Planetarium

Album numero otto per il progetto ucraino Raventale ed ennesima meraviglia messa a nostra completa e superba disposizione. Se avessi iniziato prima a parlare della musica di Astaroth Merc avrei […]

Album numero otto per il progetto ucraino Raventale ed ennesima meraviglia messa a nostra completa e superba disposizione. Se avessi iniziato prima a parlare della musica di Astaroth Merc avrei quasi certamente finito le parole giunto a questo punto della storia, ma per “fortuna” mi è capitato di parlare del solo Transcendence (2012) sino ad oggi e tale avvenimento mi permette di essere nuovamente presente, scriteriato, nonché super esaltato di fronte al nuovo Planetarium.

Il fato evidentemente ha selezionato per me quei dischi compatti e compressi sul filo di vita di quattro canzoni, una formula che ben si addice alla caratura della proposta infarcita con mestiere dal monicker Raventale. I pochi ma preziosissimi ingredienti sono ancora una volta posizionati e incastrati nel posto giusto, dando vita a nuovi percorsi sconquassanti e altamente emotivi. Non ci sono ad esempio parole per descrivere la bellezza della prima canzone Gemini – Behind Two Black Moons, un brano capace di elevare e acchiappare i migliori istinti fluttuanti per interiorizzarli a dovere. Per quanto mi riguarda uno dei brani realmente “clamorosi” di questo 2017 senza neppure pensarci troppo, cose che capisci in modo innato già ad un primo, annichilente ascolto.

Ma fermarsi all’indiscutibile bellezza della prima traccia sminuirebbe l’ottimo lavoro prodotto da Raventale in seguito, e poi parliamoci chiaro a certa “consuetudine” non ci si abitua proprio mai, e intanto la voglia di sapere, di conoscere se un’altra volta il nostro affezionato è riuscito nell’impresa diventerà magnetica, più forte di tutto. E poi pazienza se Planetarium non diverrà il miglior disco di una poderosa discografia, l’importante sarà l’aver assaggiato la classe che questo progetto si porta dietro da anni e anni ormai. Laddove altri falliscono Raventale prosegue a suo modo, nonostante l’eccellenza venga lasciata altrove.

Soffuso, etereo e trascinate. L’attacco di Gemini – Behind Two Black Moons ci inchioda a travi e dimensioni, elevandosi su strofe che aprono a immacolati universi. Lo scream di Astaroth Merc dipinge passione e meraviglia d’altri tempi, e noi calati dentro sino al collo non potremo che lasciarci dominare, sballottati a metà su uno spazio di costante lotta fra melodia e sfogo. Così, la volta lanciato il dado non ci resta che giocare, il piatto dice black metal atmosferico condito da accenni melodic doom, concetto spiattellato e illustrato magistralmente dalla seconda e intensissima Bringer of Celestial Anomalies (stacchi e violenza, stacchi e violenza e quelle tastiere lì sotto con l’unico scopo di incantare) ma anche la successiva At the Halls of the Pleiades non vorrà scherzare tanto che ci basterà ascoltare l’imponente ma controllato andamento per capirlo. La coda è riservata al puro spirito di New World Planetarium e all’espressione del concetto di perfetto “magnetismo musicale” professato da Raventale ad ampie ondate.

L’occasione di vivere trentasei minuti del genere non capita oggi molto spesso, Planetarium mi fa partire “l’imposizione”, dovrà essere uno dei vostri must del 2017, non potete sottrarvi.

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