Rats Blood – Low Life

Incazzati e sporchi i Rats Blood, questi irlandesi ci propinano una costante aggressione punk/hardcore d’assoluta razza. “Riponete le buone maniera e mostrare la vostra vera faccia”, è questo che sembrano […]

Incazzati e sporchi i Rats Blood, questi irlandesi ci propinano una costante aggressione punk/hardcore d’assoluta razza. “Riponete le buone maniera e mostrare la vostra vera faccia”, è questo che sembrano dire con Low Life, un disco di appena 22 minuti, pura validazione sonora di un dito medio che non può (e non vuole) stare abbassato. Implacabile, irrefrenabile, entusiasmante nel suo “moto sonoro”, i brani arrivano, colpiscono e se vanno solo dopo essersi assicurati di aver leso l’attenzione o centrato i bersagli principali (i più semplici, i più importanti). Moltiplicate l’operazione tredici volte e dimenticate pure l’illusione di far riposare il vostro collo (o la vostra rabbia), ripetizione ancora e ancora, rabbia sputata fuori con bava infuriata, rimasta appesa a scolare da quei denti ancora troppo poco aguzzi (siamo appena all’esordio dopo il 7″ Punks Is Mutants), strumenti suonati con le viscere in mano, flash “sanguinolenti” ad emergere per testimoniare quella carnalità proposta come se fosse un “patto”. Si assiste al movimento di ribellione, ci viene chiesto di aggiungerci per un po (gli ormai “famosi” 22 minuti), giusto per staccare dalla routine, per rimuovere quei “prosciutti” che troppo spesso scopriamo avere sugli occhi, troppo pesanti da levare, perché si sa, è troppo pericoloso “realizzare”, proprio quanto la bontà (o la ricchezza, si anche un disco completamente derivativo può esserlo) di questo lavoro così piccolo che può essere messo ovunque.

Lost Decade apre e sono già faville, si potrebbe smettere di scrivere semplicemente citandoli: ” No Future, No Dreams“. Prendete e portate a casa, è solo questa la realtà, cos’altro possono fare se non suonare sino allo sfinimento, giusto per sfogare il marcio che alloggia inviperito dentro?
I tempi sostenuti infervorano, la voce “scatrama” il necessario, basso e batteria offrono una prestazione netta e puntuale. Potremo accusare Low Life di essere “tutto uguale”, ma credetemi che l’entusiasmo sarà così elevato che ben presto si finirà col non pensarci, Dog Days, Absurd scivolano via e catturano l’attenzione a prescindere, perforano quella parolina fondamentale detta “attenzione” e scusate se è poco!

Ma da citare sono anche la malata Not Giving Up (ingannatrice, ma che accelerata!), l’ultra-mega-classica So Sick e la sua consanguinea Bottles. Fortress si finge più appetibile ma la globalità non verrà di certo intaccata per così poco. L’attacco di Locked Out procurerà scompensi mentre nel “gran finale” si distingue l’ottima Meltdown (uno dei migliori refrain il suo, semplicità al potere!).

Muovere culo e qualche denaro a favore della Distro-y Records (o alle altre etichette che hanno contribuito) mi sembra il minimo che si possa fare (ancora una volta). L’etichetta merita difatti  tutti gli onori per come si fa il mazzo e per come cerca di promuovere la musica nella quale crede e investe.

About Duke "Selfish" Fog