Purgatory – Necromantaeon

I tedeschi Purgatory arrivano quatti quatti al sesto pugno sonoro della propria carriera. Rimasti da sempre un pochino nell’ombra hanno portato avanti il loro death metal con perizia, semplicità e […]

I tedeschi Purgatory arrivano quatti quatti al sesto pugno sonoro della propria carriera. Rimasti da sempre un pochino nell’ombra hanno portato avanti il loro death metal con perizia, semplicità e tanta passione. Non c’era certo bisogno di confermarlo nuovamente, Necromantaeon è l’ennesima prova di eterna devozione al metallo della morte. Ancora una volta i grandi maestri Morbid Angel e Deicide ci mettono più di uno zampone, i Purgatory in risposta non oppongono di certo la minima resistenza, andando ad eseguire gli ordini a puntino. Necromantaeon si esprime in poco più di mezz’ora, devastazione implacabile, difficile cercare di fare emergere qualche pezzo sopra la globalità, l’insieme giunge presto a farla da leone, questa peculiarità rappresenterà soltanto un bene per il disco perché l’attenzione si dirigerà giustamente all’insieme scacciando i pensieri negativi.

Necromantaeon sarà un vero toccasana per gli incalliti deathsters, quelli che passano ogni dannato giorno della propria vita a cercare nuovi gruppi per la propria collezione, meglio se con copertine “diabolicamente assortite” (e bisogna dirlo, questa non è niente male).
Sicurezza e fiducia dunque, termini magari facili da ottenere sulla carta ma poi non così semplici da raggiungere nella sostanza, i Purgatory dimostrano di sapere cosa volere dalla loro musica ma soprattutto dai propri ascoltatori, un potere capace d’esprimersi unicamente nel loro piccolo ed elitario cerchio, da questa visuale il successo arriva completo.

Mettetevi comodi, fate un lungo respiro durante l’introduzione perché dopo sarà solo distruzione, una distruzione inaugurata degnamente da una scorticante Reaping the Diseased (l’urlo smorzato iniziale non potrà che ricordarvi quelli soliti di Peter dei Vader). Ad accogliervi troverete un growl diabolico (“catramoso”, abbastanza superiore alla media), mai invasivo, collaboratore e ottimo interprete di orrori e inevitabili carneficine. Le chitarre si piazzano alla bene e meglio sotto i riflettori e da lì pensano a randellare senza sosta, la qualità dei riffs si mantiene veramente alta per tutto l’album (non si esce mai dal selciato death metal), mentre il basso non opta per un sicuro e “facile” nascondiglio. L’intensità erge Where Darkness Reigns a brano manifesto del “Purgatory pensiero“, i momenti più tirati sono godimento assoluto. A volte come nel caso di Glorification of the Lightbearer sembra di trovarsi di fronte a dei Vader privati dall’incombenza di dover rappresentare il loro ingombrante nome, strofe serrate e un drumming forsennato portano gli indizi speditamente in quella direzione, il godimento sarà “un piacevole rigetto” capace di rigenerarsi senza convenzionali soste. Downwards Into Unlight lavora di ricamo e getta oscurità su oscurità lavorando il malcapitato ascoltatore ai fianchi con pugni ben assestati. Scourging Blasphemies, Calling the Grand Destroyers, title track e The Collapse of Tides (in quest’ultima il cantato si supera) non mollano un attimo la presa e pensano nel mantenere alta la tensione sino all’ultimo respiro.

Cibatevi pure di sana ed antiquata blasfemia, con Necromantaeon si va sul sicuro, ma solo se non siete sempre lì a cercare capolavori come funghi.

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