Prologue Of A New Generation – Mindtrip

Nuova uscita -la terza- per Antigony Records e nuova promettente realtà nazionale rispondente al nome di Prologue Of A New Generation. La band arriva con Mindtrip al disco di debutto […]

Nuova uscita -la terza- per Antigony Records e nuova promettente realtà nazionale rispondente al nome di Prologue Of A New Generation. La band arriva con Mindtrip al disco di debutto -cosa mai da dimenticare vista la mania, o meglio, la maniera frenetica tipica degli ultimi lustri dove tutto deve sembrare pronto o già superiore all’inizio di una carriera- e porta a casa il risultato suonando un djentcore che finita la principale ondata di tendenza vedrà ora rimanere/sopravvivere solo chi veramente ci crede o ha dentro di sé le giuste e vincenti idee da portare avanti.

Un intreccio di freddi cavi mescolato con dosi massicce di nervi umani. Verremo attaccati simultaneamente da queste due “componenti” su una continua -e composta- lotta all’ultimo respiro. Gli strumenti spingono/destabilizzano/sobbalzano per mezzo di una matrice djent levigata, fortemente voluta e quindi risorsa primaria e motore trainante dell’intera opera, mentre alla voce verrà lasciata la controparte umana/emotiva (aiutata talvolta dal buon uso delle tastiere, impossibile notare da questa visuale non poca ispirazione con innesti sempre ben calibrati -talvolta “cyber”- e tendenti a smorzare il clima di “perfezione” conferito a piene mani dalle chitarre), pronta a spargere insana melodia fra quei muri fatti di spine cromate, disposti a tutto per soffocarci nell’arco di una potente e abbondante mezz’ora di durata.

I Prologue Of A New Generation comprimono il tutto in uno spazio matematico minore possibile, il vero respiro sarà breve e lo prenderemo solo all’inizio, per mezzo dell’accompagnamento acustico di Roots and Bones, da quel momento in poi saranno solo scintille, scintille libere di scattare indiavolate per dirigersi verso il nostro circuito neuronale. I “danni” saranno solo una piacevole -o meno- conseguenza, tutto dipenderà dall’istinto che sarà pronto a manovrarci. Se Black Hands rende già idea dell’approccio, del tiro scelto dai Prologue Of A New Generation, saranno le successive Introspective (imprevedibile sino alla fine), title track (a lei il compito di offrire il lato più melodico), Karmik Law (ferale, breve, ingarbugliata) e Shiva a primeggiare, quantomeno per quanto riguarda i miei gusti.

Mindtrip non è ciò che si dice un ascolto facile, va avvicinato con calma e necessaria pazienza per riuscire ad affrontare quei potenziali attimi di iniziale smarrimento (come capitato a me, in principio non mi aveva detto/rivelato granché, poi le cose hanno cominciato a girare in un’altra maniera). La sua meccanicità farà andare a nozze la richiesta di nutrimento della nostra parte “fredda e tecnologica”, la sua azione frastagliata determinerà in modo inevitabile l’ingresso, il nostro vissuto dentro tutto Mindtrip, se non riusciremo a districare alcuni curvoni posti al suo interno rischieremo di trovarci in mano un pugno di noia pressoché fatale, dalla quale sarà impossibile uscire. Sono queste le controindicazioni dello suonare un genere così ben impostato e perenne ricercatore della “perfezione strumentale”.

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