Progenie Terrestre Pura – U.M.A.

E’ sempre bello indovinare un qualcosa già alla partenza, giusto piccole soddisfazioni, anche per chi perde tempo a scrivere per “pochi gatti”. Era un piccolo brivido, un successo silenziosamente “annunciato” […]

E’ sempre bello indovinare un qualcosa già alla partenza, giusto piccole soddisfazioni, anche per chi perde tempo a scrivere per “pochi gatti”.

Era un piccolo brivido, un successo silenziosamente “annunciato” che prendeva infine forma. C’era gioia nel vedere realizzata l’opera prima Progenie Terrestre Pura, contentezza nel vedere che per l’occasione si era mossa addirittura una certa etichetta dal nome Avantgarde Music. L’Italia pronta a preparare la sua “bomba cosmica”, un ordigno incredibile, fatto deflagrare rumorosamente dentro il globo (i “rumori” all’estero erano già evidenti, ma poi “scoppiarono” a dovere mese dopo mese dall’uscita di questo debut), e pronta a raccogliere i frutti di una semina che ha sicuramente richiesto pazienza e cura certosina del dettaglio (vogliamo parlare di quanto è bello l’artwork? di quelli che vedi e poi non scordi più).

Con U.M.A. i Progenie Terrestre Pura non buttano via nulla, prima pensano ad “ingigantire” i due monoliti presenti nel precedente (e già trattato) promo, asciugati accuratamente nella nuova produzione saranno la perfetta introduzione e chiusura del tutto (quello “autocelebrativo” continua ad essere -per me- l’attuale picco creativo del progetto, per la serie “quando azzecchi proprio tutto”, dalle parte vocali al riffing serrato/planetario/melodico). Nel mezzo le nuove creazioni renderanno attiva la modalità “viaggio”, faranno perdere presto la bussola all’interno di un un lavoro dall’incedere possente ma a suo modo cristallino sino “all’evanescenza”. Sarà facile perdersi nella strumentale La Terra Rossa Di Marte (dove la musica sembrerà narrare l’esatta misteriosità, l’aridità di un luogo sconosciuto) oppure esaltarsi per una Sovrarobotizzazione che suona un po’ come a dire “questo è già il nostro stampo, possiamo darvi in pasto un brano di questo tipo anche su richiesta“. Sintetica e a modo suo eterea risulta invece Droni, forse lo spaccato più arduo da digerire ma non per questo da scartare se il risultato fosse -almeno inizialmente- poco positivo.

I Progenie Terrestre Pura sanno come giocare, come tirare le redini delle loro strutture, sono abili compositori, maneggiano la materia black metal fondendola con quanto più va loro a genio. Avremo un’elettronica usata intelligentemente, una presenza a dir poco fondamentale atta a non dominare senza farsi sottomettere, gradevole colorazione “tiepida” pronta ad intervenire negli spazi o a crearne di nuovi su richiesta. L’evoluzione di questa entità musicale è, ad oggi, del tutto imprevedibile mentre nelle orecchie rimarranno impresse le “misteriose” peripezie vocali, capaci di portare a loro un perenne quanto tragico senso di ansia.

Se gli Stati Uniti mettono nel piatto Wolves In The Throne Room, Ash Borer ed Agalloch, l’Inghilterra contrattacca con i Fen, la Romania da parte sua con Negură Bunget e Dordeduh, noi le prime risposte cominciavamo a darle con Progenie Terrestre Pura e il loro incredibile U.M.A. Ne sentiremo ancora delle belle? L’auspicio è certamente quello, poiché questi “chirurghi del trasporto” sono riusciti ad esordire in maniera altisonante e super personale. Il loro prodotto funge anche come “ciliegina sulla torta” per la sempre più esigente richiesta di “particolarità” da parte del pubblico giovanile.

Da ascoltare e riascoltare in attesa di un nuovo messaggio dal buoi infinito.

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