Process Of Guilt – Faemin

Una bella mazzata sludge fra capo e collo quella argomentata dai portoghesi Process Of Guilt in occasione della loro terza fatica sulla lunga distanza intitolata Faemin. La band arriva su […]

Una bella mazzata sludge fra capo e collo quella argomentata dai portoghesi Process Of Guilt in occasione della loro terza fatica sulla lunga distanza intitolata Faemin. La band arriva su questo lavoro in stato di “mutazione in corso”, la loro proposta sta diventando se vogliamo più scarna ed essenziale rispetto al loro comunque notevole passato. Il terzo disco come crocevia, ebbene si, direi che questo è proprio uno di questi casi dove il detto finisce a calzare a pennello. La scossa ritmica piomberà immediata, decisa e serpeggiante, e non lascerà più il corpo sino al completamento della sua diabolica opera. Sono appena cinque i brani (tutti sopra i sei minuti), i testi sono diretti ed urlati sommessamente, si vuole amplificare un senso di chiusura e sbarramento, disagio subito pronto ad accoglierci alla partenza. Le chitarre non perdonano, sono dirette ma non dimenticano di conferire un ritmo pressante, macchinoso, variando anche tema durante la singola canzone. Non era facile convincere così, sopratutto riuscire a farlo con questa pronta efficacia. Inizialmente Faemin aveva lasciato qualche punto interrogativo vagante, ma prima il tempo e poi una certa insistenza in fase di ascolto sono riuscite a rimediare al chiaro senso di aridità acchiappato in avvio.

Produzione ok, nonostante la permanenza di un senso di grigia “otturazione” domini sopra ogni altra percezione. Le chitarre riempiono lo spazio in maniera implacabile, lo occupano con forza ma senza stare a dichiararlo con troppa insistenza. E’ un “moto ondoso” dall’impercettibile spostamento, mai troppo estremo ma pregno di non poco odio e risentimento all’interno del suo nucleo. Sarà difficile riuscire a far emergere un pezzo piuttosto che un altro, credo sia proprio questo il traguardo che la band voleva raggiungere. I vari passaggi, le centellinate colate finiscono per equivalersi (ingrassando di fatto la massa), ed ognuno potrà formulare le proprie congetture a riguardo. I miei sono racchiusi in Blindfold e nella conclusiva title track (sul quale finale sbrodolo assai).

Faemin è un disco attento ai particolari ed è pure capace di aspettarti a lungo, giusto per togliersi la soddisfazione di essere lì a dirti: “lo sapevo, te l’avevo detto che ci saresti cascato“. Ma nonostante le belle parole dovrete prestare la dovuta attenzione, ascoltarlo nei momenti ricettivi ne incrementerà il valore, per altre vie finirà per sfiancarvi, portandovi direttamente in casa l’apatia.

About Duke "Selfish" Fog