Primordial – Exile Amongst the Ruins

Cosa si può dire ancora nei confronti della tragica epicità che pervade come una vicina foschia la musica degli irlandesi Primordial? Quanto si può elogiare una formazione che a partire […]

Cosa si può dire ancora nei confronti della tragica epicità che pervade come una vicina foschia la musica degli irlandesi Primordial? Quanto si può elogiare una formazione che a partire da Imrama o ancora meglio dal successivo e più distintivo A Journey’s End ha incominciato a forgiare un percorso incredibile e unico, costantemente a ridosso di una parola pericolosa come “eccellenza”. Così perfetti, così unici che ormai suonano a certe orecchie come “banali”, giusto per dare un senso paradossale del termine. In quanti ci aspettavamo in occasione dell’uscita del nono capitolo su lunga distanza l’ennesimo capolavoro? In quanti covavano la certezza di un nuovo disco capace di alleviare determinate pene nel modo che solo loro sanno fare? Tutte queste domande avevano già  una  chiara risposta ancor prima di essere formulate, erano celate dentro il cuore, dentro quell’anima che i Primordial riescono con puntualità a tirare fuori dal nostro corpo.

Ci rendono tetri, tristi, orgogliosi. Exile Amongst the Ruins ci posiziona sul campo dopo una sanguinosa battaglia e ci mostra solo che morte, pura desolazione. I Primordial sono per l’ennesima volta tremendamente ispirati e non smettono di ricordarcelo ad ogni rintocco luttuoso protratto con enfasi dalla tracklist. Ritmi solenni, sospensioni malinconiche poste a fluttuare in perenne stato di angoscia su ruderi e rovine, mai come oggi motori di forte e autoritaria ispirazione. I Primordial decidono di non premere sulla velocità (l’unica eccezione l’avremo sulla opener Nail Their Tongues) e preferiscono giocarsi la partita su toni costantemente epici e drammatici (per chi non conoscesse il loro stile dico sempre di immaginare una fusione tutta particolare tra le impronte di Bathory e My Dying Bride), proprio per questo la lunghezza di Exile Amongst the Ruins potrà apparire eccessiva a molti, ma non è mai troppo semplice digerire un loro disco e questo di certo non potrà rappresentarne l’eccezione.

E così capita che quello strano e trascinante ritmo di To Hell or the Hangman diventi una “stramba ossessione”, una droga lanciata a mille dalle metriche uniche, ipnotiche e originali di un A.A. Nemtheanga che non smette mai di incantare (anche qui zero dubbi, la bellezza di poter assaggiare la certezza). Ma l’album iniziava con Nail Their Tongues, forse l’espressione epica più marcata dell’intera nuova opera, con chitarre pronte a scolpire magnificenza su parti vocali che non si laveranno via per diverso tempo. Qui i Primordial proveranno le uniche “aggressioni”, attimi di “sveglia” prima del tuffo (con serafica calma) vero e proprio nella forma della tracklist. Where Lie the Gods ci sistema con la dovuta calma nella comodità prima di una tragica title track, giro di ruota che aziona i movimenti  di una Upon Our Spiritual Deathbed che resta scolpita addosso come catrame (quanto diamine riempie e smuove QUEL riff?!). Cosa dire poi della “ballad” Stolen Years? Un brano capace di crescere così tanto da raggiungere livelli vertiginosi (davvero, stare muti e ascoltare l’unica opzione), da lacrime. Ancora diversità sul finale, prima con la pungente e ispida Sunken Lungs, poi ci penserà la conclusiva e lunga riflessione di Last Call a lasciarci bloccati, inebetiti, intenti a fare i nostri unici calcoli di rito.

Exile Amongst the Ruins agisce per mezzo dell’erosione del tempo, tutti i suoi pezzi (fatta eccezione di Stolen Years) arrivano ad una media di circa otto minuti, una durata che sarà elemento determinante per sancire ogni singolo giudizio riguardo l’album. Io rimango estasiato, potrei dire “incredulo” finalmente dopo l’iniziale ovvietà menzionata prima. E’ questo il bello dei Primordial infine, da una parte sai cosa aspettarti, dall’altra non smetti più di proferire meraviglia. Grazie per l’ennesima volta dannati irlandesi!

  • 85%
    - 85%
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Summary

Metal Blade Records (2018)

Tracklist:

01. Nail Their Tongues
02. To Hell or the Hangman
03. Where Lie the Gods
04. Exile Amongst the Ruins
05. Upon Our Spiritual Deathbed
06. Stolen Years
07. Sunken Lungs
08. Last Call

About Duke "Selfish" Fog