Prayers of Sanity – Face of the Unknown

I thrashers portoghesi Prayers of Sanity arrivano con Face of the Unknown all’importante traguardo del terzo disco, a questo giro vengono supportati dalla connazionale Rastilho Records, etichetta di nicchia ma […]

I thrashers portoghesi Prayers of Sanity arrivano con Face of the Unknown all’importante traguardo del terzo disco, a questo giro vengono supportati dalla connazionale Rastilho Records, etichetta di nicchia ma certamente nevralgica per quanto riguarda la scena del loro bel paese.

Face of the Unknown è un lavoro senza troppi fronzoli, un pugno allo stomaco di rivolta, diretto e pronto a non ammettere alcuna replica. Il thrash metal scorre alla grande nelle vene di questi ragazzi che riversano tutta la loro rabbia e la loro passione all’interno di composizioni mai complicate ma reattive nello “sfamare” un certo languorino all’istante (sarà proprio quella “fame” a risaltare, a rendere il disco piacevole). Se siete soliti “chiedere qualcosa di più” ad un modello musicale volutamente retrò forse i Prayers of Sanity non faranno al 100% per voi, ma se invece volete divertirvi senza fronzoli e con della buona/elementare musica il discorso potrebbe drasticamente mutare.

Modelli principali del calibro di Destruction, Tankard e Slayer, poi giù con le chitarre a scavare senza sosta, l’obiettivo? far muovere la nostra dura ma pur sempre amorevole capoccia. Sarà una mezz’ora abbondante e del tutto genuina, urlata degnamente e senza rilevanti “buchi di trama” (cosa più che determinante in questi casi, quando la linearità gioca la sua partita), polvere da sparo pronta a bruciare all’istante.

La title track ha l’onore di aprire la danze con un refrain tanto classico quanto pronto a scolpire i suoi potenti caratteri nel nostro cervello. Con la miccia così ben accesa il resto verrà quasi da solo mentre una secca e tagliente la ritmica sarà pronta nel farsi notare in tutta la sua completa semplicità, l’accompagnamento ideale per le scorribande delle chitarre, reattive nel trainare magneticamente, quasi in sovrappensiero.

Sugli scudi restano anche la seconda Dead Alive, la successiva Past, Present, None (ottima spinta e altro chorus di rilievo per quanto mi riguarda) e l’ultima saettata sonora dal nome Nothing, degno modo di chiudere i battenti.

About Duke "Selfish" Fog