Portal – Vexovoid

Ci hanno fatto immaginare abissi insondabili, hanno creato immagini multiformi costituite da forme di puro caos,  poi hanno smesso di farcelo vedere con gli occhi della mente per mostrarcelo in […]

Ci hanno fatto immaginare abissi insondabili, hanno creato immagini multiformi costituite da forme di puro caos,  poi hanno smesso di farcelo vedere con gli occhi della mente per mostrarcelo in maniera più “umana” e visiva. Cosa sia meglio? Sicuramente l’effetto sorpresa a finito le sue cartucce, ma i Portal continuano a buttare imperterriti dell’ottimo fieno in cascina, tanto di bestie pronte a sfamarsi brulica il mondo.

Antiche formule rese più alla mano, potrebbe finire qui la recensione per spiegare il quarto disco della band australiana, il “tutto” o se preferite il “niente”. Vexovoid potrebbe essere il perfetto conduttore per facilitare l’ingresso nel loro universo da parte di qualche scettico, o di qualcuno che ancora non sa cosa può venir “immaginato sonoramente”, un linguaggio semplice che spiana la strada a quello più complicato. Oppure la dimostrazione di maturità, l’esemplificazione della capacità del riuscire a mantenere determinati “toni” anche su “frequenze percettibili”.

In pratica Vexovoid ci aiuta a fraternizzare con “quel vecchio amico”, come se lo conoscessimo ancor prima di incontrarlo. Il disco è corto, tempo di due spalate a spirale delle loro ed è già terminato, così velocemente che sembra quasi di non averlo neppure sentito (cosa positiva? Negativa?). Sicuramente non lacera quanto i precedenti, non cerca nemmeno di piazzare degli ostacoli anche se resta certamente del materiale estremo di primo livello. Debolmente ingarbugliato ed ostentato con la solita voce di The Curator, un “signor qualcuno” che ha capito quanto sia inutile piazzare la propria prestazione (non so perché, ma la parola “growl” male si sposa con il suo metodo d’approccio) ovunque e con chiare manie di protagonismo, i risultati arrivano tramite calibrate “discese” e lasciano molto rispetto alle tipiche e stancanti-ossessive interpretazioni dei più.

I Portal sillabano un death metal capace di uscire fuori dalle solite sensazioni conosciute ed applicate, musica che continua a sprofondare laddove quella degli altri si ferma, e non sto parlando in questo momento di “effettivo valore” ma proprio di un altro modo di concepire e recepire il prezioso succo death metal.

Vexovoid è asciutto, la produzione non intende procurare grattacapi (troppa pulizia potrebbe far storcere il naso ai “puristi” del marcio) e come di consueto la forma viaggio prende il sopravvento, lasciando ben poco alla canzone presa singolarmente. Stare a decifrare, a dire “questo brano è meglio rispetto a quello” è solo tempo perso, in base al vostro particolare momento estrapolerete e focalizzerete un momento piuttosto che un altro, salvo rivedere tutto il giorno successivo. Beh, benvenuti nel mondo spalancatoci dai Portal, è scuro e apparentemente privo di senso, i “problemi” cominceranno quando il vostro cervello inizierà a decodificarlo.

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