Poenari – Wrath, War, Lucifer

Sana devastazione, nessun fine se non quello di inaridire il selciato davanti i nostri occhi e di lato alle nostre orecchie. Wrath, War, Lucifer è il secondo parto in casa […]

Sana devastazione, nessun fine se non quello di inaridire il selciato davanti i nostri occhi e di lato alle nostre orecchie. Wrath, War, Lucifer è il secondo parto in casa Poenari, band polacca che ha ottenuto il privilegio di ristampa da parte della E.E.E. Recordings (l’album uscì originariamente nel 2013, questa ristampa è arrivata due anni dopo). Il disco prevede dieci canzoni urlate e sviscerate con tutto l’odio possibile in corpo, dieci canzoni pronte ad attaccarci anche su durate quantomeno “imprevedibili” visto lo stile scelto e ben inquadrato. Ci troviamo difatti in un territorio che prevede un “oscuro pastone” fra black e death metal, qualcosa d’altamente rozzo e “scorretto”, qualcosa che farebbe di tutto pur di apparire scorbutico e dannato.

Wrath, War, Lucifer è una di quelle produzioni di nicchia, capace di soddisfare una particolare e “ben poco esigente” branchia di persone. Se visto in quest’ottica l’album arriva a dare il suo senza troppi patemi, forte di una carica ben assestata “nascosta ed esplosiva”, che saprà generare immediatamente il giusto feeling. Come si parte si arriva, non c’è mutazione sopra questa materia rozza, ferma su stessa ma capace di pungere laddove richiesto. Viceversa  rappresenterà un’autentica tortura per quella anime “composte” e dall’orecchio “gentile”. Chili di blasfemia, esclusiva tortura e blasfemia saranno riversate addosso le nostre anime in qualità di olio bollente, il tutto sarà accompagnato da una produzione addirittura “nitida”, che cercherà -per quanto possibile- di abbellire le cose (ma fortunatamente non ci riuscirà).

I Poenari ci hanno lasciato in grembo un lavoro senza dubbio alcuno onesto, musica senza pretese abile nel mettere a fuoco immediatamente l’obiettivo. E quasi ci rimani di stucco quando ti accorgi che la migliore canzone risulta essere quella più lunga del lotto (On Fire con i suoi ben sette minuti) quando di solito i pezzi più efficaci arrivano ad essere quelli brevi e concisi. Ma è giusto così, giusto sovvertire alcune “regole non scritte”, e io non posso far altro che spalleggiare l’operato di questa bestiale band. Lasciate sia il fato a decidere e a travolgervi.

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