Plasmodium – Entheognosis

La sensazione di essere di fronte a qualcosa di grosso è bruciante, la si avverte praticamente da subito, a partire dalla confezione passando per la presentazione dell’artwork, le sembianze della […]

La sensazione di essere di fronte a qualcosa di grosso è bruciante, la si avverte praticamente da subito, a partire dalla confezione passando per la presentazione dell’artwork, le sembianze della tracklist e una descrizione promozionale che ogni tanto riesce ancora ad aggiungere quel pizzico di pepe in più allo start.

Gli australiani Plasmodium danno il via alla propria carriera con Entheognosis, un disco di spessore inaudito, pronto a fregarsene altamente di forme e strutture ordinarie a favore di percorsi tortuosi, freddi e ricercatamente informi, un rituale sonoro che ci spinge a superare i classici limiti e il superamento abitudinario della barriera del convenzionale.

Si fluttua storditi nella dimensione magica preparata dai Plasmodium, non si può far altro in effetti se non ricevere continue ondate d’urto psicologico dalle forme e dagli effetti sempre diversi. Il rischio di perdersi -non lo nascondiamo- è parecchio elevato, questo rende Entheognosis un lavoro riservato esclusivamente agli audaci, quelli che non temono l’esplorazione dei propri limiti e una continua ricerca di quei momenti d’accecante bellezza e dei suoi significati nascosti/opposti e mai così banali o scontati.

Quattro le canzoni, quattro operazioni o meglio esplorazioni sulle nostre reazioni a suoni, profondità, blasfemie e orridità varie. Limbic Disassociation apre la partita dall’alto dei suoi ventuno “insensati” minuti, uno scoglio necessario per sopravvivere al resto dell’album che in qualche modo ci lascia in discesa a camminare sulle nostre gambe, in estasi, totalmente imbambolati dentro suoni e trame a effetto, così spinose da diventare portentoso e sadico piacere. Mostruosa la prestazione vocale che sembra voler divorare dimensioni e immagini, tutto e tutti, adattata dentro una produzione giustamente asettica e claustrofobica quel tanto che basta.

Si va fuori dall’ordinario per entrare dentro una sorta di “mistica e brutale psichedelia” che prende certamente spunto dalle acide formule dei lavori di Deathspell Omega, Portal e Mitochondrion. Un mischiare le carte che non ha effettivamente nulla di casuale (potremo definirlo a suo modo un prodotto “circolare”) e non c’è forse miglior descrizione per far comprendere alla buona ciò a cui andremo incontro.

Il lasciarsi andare è d’obbligo con Entheognosis.

About Duke "Selfish" Fog