Petrolio – Di Cosa Si Nasce

Petrolio è il progetto di Emilio Cerrato (Infection Code, Gabbiainferno e Moksa) e l’album Di Cosa Si Nasce ne rappresenta l’importante debutto. Non impiegheremo molto nel capire di essere di […]

Petrolio è il progetto di Emilio Cerrato (Infection Code, Gabbiainferno e Moksa) e l’album Di Cosa Si Nasce ne rappresenta l’importante debutto. Non impiegheremo molto nel capire di essere di fronte ad un “frutto nato maturo”, ciò per merito di un’esperienza messa saggiamente alle spalle e resa palpabile, autentica fin dall’inizio, quando verremo sottoposti al “test” introduttivo di El Coco (Do You Know Babau?).

Quel suono che riempie e poi si ferma al limite a riflettere, giusto quell’attimo prima di lasciarsi beatamente scoppiare. Suoni che rapiscono, amoreggiano e rimbalzano dalla gola su pungenti e slabbrate incursioni elettriche. Idee e costruzioni sonore che trovano sempre la strada per poterti convincere al 100% in un modo o nell’altro (poco importa dove si andrà a finire e lo capiremo subito, già dopo pochi attimi o secondi, l’affidamento a questa creatività sarà istintivo, a modo suo “rapace”). Quando gli ingredienti vengono assemblati così bene non puoi far altro che godere e lasciare libertà totale alle orecchie, poco importa se l’attimo è di preparazione, se ci troviamo invece al culmine di un dato movimento o alla somministrazione di quell’unione speciale, magica, fra componenti elettroniche ed elettriche (attimi stordenti ma anche di stacco in una sorta di “disturbante elevazione”). Si parla di rumore concentrato in grado di assumere una propria fisionomia nell’arco del tempo, la produzione in tal senso eccelle ed incrementa a modo le sensazioni.

Di Cosa Si Nasce accenna e lascia intendere una forma di “fastidio” ma preferisce non esagerare per mettersi al servizio di una “sana compostezza” di base. Abbassa la sua coltre scura con la dovuta calma e ci riempie da capo a piedi con suoni pulsanti (proprio belli nella scelta) e in crescendo, dinamici nel trovare lo spazio libero a noi circostante. E sarà a questo punto che le nostre orecchie ne chiederanno ancora, più peso addosso ed estensione, ma saranno puntualmente sviate altrove per mezzo dell’abilità del progetto di saper mutare la situazione senza toccare quella caratteristica intensa che regna da vera e propria tiranna all’interno di tutto il disco.

Se mi è concesso li definirei come “gli Ulver che incontrano Christian Fennesz” visto che in più di una occasione sono finito a pensare a loro (ma gli obiettivi qui sono altri, diciamo più cupi, schiaccianti e negativi, privi di un’impronta vocale con le uniche eccezioni delle urla presenti su Le Spit’s Tree o sulle parole che omaggiano la serie Breaking Bad in apertura dell’ultima VS:US). Chi ha seguito i norvegesi nelle loro bizzarrie sonore penso troverà nei Petrolio una valida alternativa ai soliti o più famosi ascolti. Allo stesso modo poter definire correttamente la musica firmata Petrolio non è cosa affatto semplice, sicuramente l’elettronica gioca il suo ruolo nevralgico, ma c’è un che di corrosivo, malato e industriale ad agire sottopelle, dell’impurità lasciata libera di operare in combutta con le già menzionate e pungenti lame elettriche.

Sarebbe un vero peccato perdersi l’esperienza o determinati brividi latenti presenti su un lavoro come Di Cosa Si Nasce, nessuna canzone verrà sprecato e tutto risulta funzionale ad un percorso che deve per forza essere ascoltato da cima a fondo senza interruzione.

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