Pereplut – At the Ancient Times

Primo full-lenght per i russi Pereplut (Переплут), formazione che ha scelto di erigere un proprio monumento personale al genere pagan-folk, una tradizione gestita in maniera a dir poco compulsiva dai […]

Primo full-lenght per i russi Pereplut (Переплут), formazione che ha scelto di erigere un proprio monumento personale al genere pagan-folk, una tradizione gestita in maniera a dir poco compulsiva dai ben otto elementi presenti (oltre la classica strumentazione elettrica avremo in pianta stabile flauti, violoncello, hurdy gurdy), a favore di un’impronta agile, boschiva e immediata.

At the Ancient Times (В стародавние года) rafforza le schiere -perlopiù nascoste- dei genuini prodotti provenienti dalla Madre Russia – e campi limitrofi- e richiede alla radice una buona conoscenza del modo di agire di queste specifiche entità. L’impatto con la lingua è difatti più che nevralgico, e le liriche come spesso accade vengono spinte e caricate di un forte, denso e mutevole senso di epicità. Chi da anni si è interessato al lavoro di certe etichette avrà del nuovo buon pane da piazzare sotto i denti e non verrà minimamente stupito dalla preparazione di questi ragazzi o ancor meglio da certi spezzoni “eccessivi” che possono fiorire qui e là (soprattutto per la voce pronta ad invadere il campo sonoro in modo grezzo e tonante). Ma quel che è certo e innegabile è che ai Pereplut gli innesti folk riescono davvero bene, non appaiono diciamo come “corpi avulsi” all’interno di quelli predominanti/elettrici e ciò non lo si può che finire ad apprezzare in ogni traccia.

La doppietta formata da Русалья e Тропою волколака sembra voler gridare a pieni polmoni tutta la voglia di scoppiare dei Pereplut, due pezzi che sono diventati presto “piccoli must” per quanto mi riguarda (a seguirli posiziono la brillante Дары лесного дяди). Ma anche il resto della scaletta non delude, rimane solo all’ombra dei primi gioielli, ma senza dimenticare di offrire il proprio ruvido e inventivo lavoro.

At the Ancient Times è una irrefrenabile scorribanda, acchiappa, cattura e azzera il superfluo per circa tre quarti d’ora di tempo, scorre fluido riuscendo a generare ampie dosi di fascino e divertimento (più arcaico che danzante). Sono brevi anthem, passaggi per altri luoghi o per ritrovare quel sacro contatto con gli aspetti della natura andato perduto.

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