Pavla Mikulasova – Mirror

Pavla Mikulasova si affacciava per la prima volta sulle scene sul finire del 2012, un nome nuovo per l’ethereal pop/trip-hop, capace di convincere da subito grazie ad un disco di […]

Pavla Mikulasova si affacciava per la prima volta sulle scene sul finire del 2012, un nome nuovo per l’ethereal pop/trip-hop, capace di convincere da subito grazie ad un disco di debutto che snocciola dodici validi pezzi, quasi cinquanta minuti di musica che ci faranno dimenticare ogni bruttura quotidiana (o almeno cerca di mostrarcele sotto una luce diversa). Non era ne facile ne scontato esordire così, il rischio di mettere il piede su qualche “trappola” insidiosa era quantomeno probabile, sotto certi aspetti Mirror è una dimostrazione di convinzione notevole, soprattutto per come si riesce a tenere lontana la noia (certo che però deve piacere il genere “soffuso-cingente-suadente”, altrimenti non tentate neppure l’avvicinamento), noia che spesso fa la sua comparsa su dischi d’esordio di questa tipologia.

Pavla è nata in Repubblica Ceca ma vive stabilmente in Italia da anni, i suoi collaboratori sono italiani e anche per questo si può quasi parlare di prodotto “quasi nostrano”. Ma per fortuna una sorta di “malinconica tristezza”  proveniente dalla sua terra è rimasta viva e vegeta a covare sotto pelle, su composizioni che -se ben prese- sapranno emozionare non poco, rendendo difficile la scelta di qualche prediletta. Questo Mirror risulta nella forma omogeneo, è armonico, e scorre lentamente nelle viscere. La voce di Pavla appare “chiara” come puro cristallo, sempre “educata” e composta nei suoi modi di fare. Sembra quasi chiedere il permesso prima di “intromettersi” Pavla, le composizioni mantengono toni semplici e lasciano pieno spazio alla protagonista che incanta con i suoi gorgheggi. E’ dunque delizioso Mirror, e finire dentro sterili track-by-track sarebbe solo una manovra stancante da leggere, ma qualche traccia proviamo lo stesso a lanciarla.

Black Out per la sua “estrema distaccata delicatezza”, Desaparecidos per il suo spirito completamente etereo (pura armonia), una Grandmother (con lampi alla Kari Rueslatten) che mi ha ricordato la più oscura Kate Bush e The Little Angels che cerca invece di diventare una sorta di speciale tormentone.
Troveremo da ricordare anche Overdose (qui Pavla duetta “intimamente” con Roberto Conforti per un risultato sicuramente convincente) e una The Magic Mirror in grado di rievocare questa volta sensazioni sbarazzine vicine allo stile di Bjork.

Dedicato e consigliato ai “malinconici incurabili”, a loro basterà solamente premere play e staccare la spina per essere subito in un altro posto.

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