Passenger – Passenger

Correva l’anno 2003 e fra un Reroute to Remain e un Soundtrack to Your Escape Anders Fridén trovava il tempo di rilasciare il primo ed unico disco del suo side […]

Correva l’anno 2003 e fra un Reroute to Remain e un Soundtrack to Your Escape Anders Fridén trovava il tempo di rilasciare il primo ed unico disco del suo side project chiamato Passenger. Un lavoro che anticipava l’ulteriore ed accentuata svolta alternativa avuta in seguito dagli In Flames, inoltre Passenger “sposava” ulteriormente il binomio con l’eclettico chitarrista Niclas Engelin (di fama Gardenian), già chitarrista degli In Flames per qualche tempo (a cavallo fra il 97 e il 98) prima di entrarci in pianta stabile solo nel 2011.

Ricordo bene il momento dell’uscita di Passenger, ma soprattutto ricordavo bene lo splendido digipack che gli faceva da cornice (recuperato proprio in questi giorni al prezzo stracciato di 5 euro, da qui la voglia di parlarne un po’ quest’oggi), decisamente uno dei migliori mai visti e curati se la memoria non mi trae in inganno.

Sicuramente Passenger dimostrava un certo coraggio, ancor di più se pensiamo che a rilasciarlo fu la Century Media Records, etichetta sperimentale quanto si vuole, ma di sicuro poco consona al tipo di mercato a cui mirava l’uscita. Certe “batoste” prese dal disco in giro per la stampa specializzata però non mi influenzarono affatto, e il ricordo di un disco si bello ma non eccezionale sono riuscite a sopravvivere sino alla visualizzazione e al ricordo odierno della sua esistenza.

Incredibile poi il fatto di come a distanza di parecchi anni alcune canzoni siano riuscite a bivaccare nel mio subconscio, sto parlando di pezzi come l’opener In Reverse (il ritornello orecchiabile d’elevata caratura), Just the Same, Circus (con quel suo “They call me the comedy clown” difficile da scacciare) o I Die Slowly. Le canzoni “sempliciotte” -ma variopinte- dei Passenger riuscivano a scavarsi una dimensione a metà fra il mondo In Flames (Anders si faceva carico di una prestazione trascinante, ispirata e varia, a tratti notevolmente migliore rispetto a certi capitoli degli stessi) e quello alternativo (evidenti i richiami a Korn e a qualcosa che sta nel mezzo fra Creed ed Alice In Chains), la linfa che le animava era di “buona fonte” ed il disco riusciva nell’intento di scorrere rapido e propositivo.

Passenger usufruiva di un sound potente, pulito e penetrante rilasciato dai Fredman Studio, esperienza che riusciva a dare quell’aiutino, quel tocco necessario in più, un’ottima marcia già innescata e percettibile sui nastri di partenza.

Se siete riusciti ad abbattere alcune barriere e preconcetti (liberando lo spirito “alternativo”) Passenger riuscirà a farvi passare del tempo in buona compagnia ritmica, con senno del poi non sarebbe affatto sbagliato definirlo come “il disco nascosto degli In Flames“.

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