Opera IX – Back To Sepulcro

A vent’anni da The Call of the Wood un cerchio si chiude mentre uno nuovo è pronto a riaprirsi. Gli Opera IX tornano a tendere le mani verso antichi portali, […]

A vent’anni da The Call of the Wood un cerchio si chiude mentre uno nuovo è pronto a riaprirsi. Gli Opera IX tornano a tendere le mani verso antichi portali, vecchi cunicoli rimasti fermi ad aspettare il momento propizio per poter riaffiorare. Registriamo così importanti cambi di line-up, via lo storico Vlad ma soprattutto M. esperta voce degli ultimi rituali (l’ultimo Strix-Maledictae in Aeternum ha avuto con me una piacevolissima escalation), a sostituirlo ritorna “la strega”, ma non nelle sembianze già conosciute, scorre nuova linfa nel sangue degli Opera IX, una rigenerazione che risponde al nome di Abigail Dianaria, giovane creatura abile nel dire la sua sulle rivisitazioni provenienti dal passato. La sua voce è bella cavernosa, interpretata e mistica, piacevolmente “sottile” e seduttrice negli spaccati puliti (a ben vedere forse quelli più determinanti, la prova si può definire tranquillamente riuscita).

La presentazione della nuova squadra vede completamento con gli ingressi di Scurs al basso (Mortuary Drape) e M:A Fog alla batteria (già all’opera con Black Flame, Janvs e tanti altri), Back To Sepulcro rappresenta quindi il primo sforzo dell’attuale formazione. Sicuramente c’è da dire che non potevano scegliere modo e momento migliore per un certo tipo di ritorno. Trovo difatti molto indovinata ed interessante l’idea di risuonare i classici dei primi dischi (in totale quattro brani, uno per album, si arriva sino a Maleventum) con nuova enfasi ma soprattutto con nuove strutture alla base. Certamente ricreare la vecchia atmosfera non era possibile (non avrebbe neppure avuto senso), l’uscita serve ad introdurre nuovamente gli Opera IX in un certo modo, ma soprattutto serve a mostrare alle giovani leve un passato rimasto loro “troppo oscuro”. Eh si, perché la band ha scritto la storia con quei dischi, lavori che fanno venire i brividi ancora oggi da quanto sono belli e fondamentali. Back To Sepulcro rappresenta allo stesso tempo un gradito ed “inedito” best of (di inediti ne troveremo due in coda) quanto il primo passo nel territorio del futuro, un futuro che si dimostra già interessantissimo sulla base dell’antipasto formato dalla due tracce intitolate Consacration (tipica imponenza rituale dal marchio Opera IX) e The Cross (Outro). Per il resto ascoltare le “nuove vestigia” dei vari capolavori Sepulcro, The Oak, Act I, The First Seal e Maleventum rappresenta uno speciale, quanto insano piacere (una “rinascita” che merita quantomeno di essere nuovamente vissuta).

Il nuovo cammino può dirsi completo anche tramite la scelta dell’etichetta, a stampare Back To Sepulcro è stata infatti l’italiana Dusktone, quest’uscita rappresenta per lei un giusto/meritato premio per tutti gli anni passati a lottare oscuramente nel più valido underground. Il jewel case di Back To Sepulcro rappresenta senza dubbio un piccolo scrigno da custodire gelosamente assieme agli altri capitoli discografici recanti il nome Opera IX.

About Duke "Selfish" Fog