Område – Edari

Non fa scalpore vedere l’esordio dei francesi Område sotto l’italiana My Kingdom Music, o almeno non lo farà per chi è solito seguire il percorso dell’etichetta, tanto che potremmo finire […]

Non fa scalpore vedere l’esordio dei francesi Område sotto l’italiana My Kingdom Music, o almeno non lo farà per chi è solito seguire il percorso dell’etichetta, tanto che potremmo finire col considerare Edari come il “trionfo” ideologico/definitivo della stessa. L’esecuzione delle barriere e il trionfo della creatività con alcuni paletti tenuti come ispirazione ma subito specificati (l’evoluzione di Manes, Ulver e Dødheimsgard è stata a dir poco fondamentale e si sente), c’è da dire che entrare in contatto con il disco è facile (aldilà di quello che si potrebbe pensare), praticamente l’opposto di quello che deve essere stato il lavoro in sede di stesura. Sarà questa sorta di “battaglia” a decidere le sorti di un disco sicuramente particolare, addirittura “unico” se guardato con occhi giusti (quelli di chi sarà abile a non fermarsi alle ispirazioni di sopra) ed orecchie”ricettive”.

Edari viene colorato, cancellato e ridipinto in continuazione, in tal modo troveremo uno stock emotivo in perenne mutazione oltre che –ovviamente- spiazzante. Soffusa elettronica, rock etereo e spennellate metalliche si fondono assieme senza dare mai la predominanza ad un genere nello specifico, questa la dote più bella esposta dagli Område, ed il loro inforcare completamente il termine “arte” risulta quantomeno encomiabile, da dover supportare a prescindere dal valore stesso per quanto mi riguarda (avrete anche la scelta di formato fra digipack ed lp, sempre un obbligo ma in certi casi ancor di più).

Edari come già detto non impiegherà molto a diramare il suo fascino, allo stesso tempo rilascerà un profumo diverso, piacevolmente particolare, con diversi attimi che verranno svelati ed apprezzati solo in seguito a ripetuti –e sempre più “intrippanti”- ascolti. Il mood dell’album rimane in preponderanza tranquillo, giocando solo sporadicamente con brusche iniezioni potenziate, il gesto creativo non tenta difatti il contrasto fra due lati totalmente opposti, pensa piuttosto ad esplorare ( per rilassare) un territorio da cima a fondo, e da diverse visuali.

Aridi intrecci fra tromba e sassofono guidano il nostro ingresso nel disco, Mótsögn se possibile spiazza ulteriormente i pensieri su ciò che avevamo immaginato (penso che il finire su un lavoro di questo tipo non sia mai casuale) o su ciò che potrà mai accadere in seguito. Una “non risposta” l’avremo subito con Mann Forelder, sensazioni marziali e cantato “astratto” da parte dell’ottimo Bargnatt Xlx, suadente nella successiva Luxurious Agony (Kristoffer Rygg insegna) prima di coabitare con una elegante voce femminile sugli umori trip-hop di Satellite And Narrow (difficile schiodare quel motivo dalla testa). Åben Dør placa a modo suo le acque, introducendo una coda sull’etereo andante, merito particolare di Friendly Herpes (introspettiva, tribale ed elettrica), di una Skam Parfyme “alla deriva” e della finale Ottaa Sen dove si arrivano ad avvertire echi non troppo distanti da certi Dead Can Dance.

Il piacere di perdere la bussola, di quando si vuole ascoltare musica d’avanguardia senza pensare ad un genere di riferimento o forme nello specifico, semplice e pura divagazione di note, qualcosa che abbraccia ma non c’è, Edari ti parla nel suo modo, rimanendo –di principio- volutamente inafferrabile. Una strada coraggiosa quella intrapresa dagli Område, una strada in grado di mettermi addosso non poca curiosità su come diamine si evolverà.

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