Omnium Gatherum – Grey Heavens

Proseguire su certi livelli era forse impossibile? Con Grey Heavens alla mano c’è da rispondere di si. Non parliamo ovviamente di risultati altamente scadenti (impossibile credere si siano bevuti il […]

Proseguire su certi livelli era forse impossibile? Con Grey Heavens alla mano c’è da rispondere di si. Non parliamo ovviamente di risultati altamente scadenti (impossibile credere si siano bevuti il cervello così di colpo), ma solo di alcune sensazioni leggermente “ammaccate”, alla fine dei giochi meno entusiasmanti ecco. Ma nonostante questo preambolo “negativo” (così negativo poi non è, solo giusto un pochino scalfito rispetto le aspettative mie personali) per le mani ci resta un altro capitolo convincente per gli Omnium Gatherum, a questo giro fa solo notizia il non raggiungimento di specifici livelli, per il resto il lavoro verrà portato a termine attraverso il loro consueto tocco, qualcosa che gli estimatori finiranno col apprezzare comunque (tutti gli altri dovranno invece rivolgersi ai diretti predecessori, giusto per stabilire se la formazione finlandese sarà idonea ai loro gusti o meno).

Cambia solo il risultato, non si smuove di un solo millimetro il metodo. Così potremo riassumere brevemente Grey Heavens, un lavoro che lascia inalterata la formula (formazione e scelta di Dan Swanö in console) da cima a fondo, un tentativo da parte degli Omnium Gatherum di sigillare un sound specifico, battuto su binari altamente melodici per mezzo di un melodic death metal suadente, dai tratti sognanti ma solo per quanto concerne l’aspetto strumentale. Continua di fatti imperterrita la scelta di battere sul growl di Jukka Pelkonen, autentica delizia per tanti (a riguardo ribadisco il mio apprezzamento) ma “impossibilità” per molti. Oltre a ciò c’è da dire di come Grey Heavens rappresenti l’esaltazione del loro stile, un grido convinto dei propri mezzi, devoto come sempre ai mastri del genere ma in qualche modo anche più personale, conscio di essere materia Omnium Gatherum al 100%.

A questa tornata il songwriting li abbandona -per modo di dire- in più di una occasione (Majesty and Silence, Rejuvenate! e Ophidian Sunrise le mie “imputate”) rendendo le emozioni “frammentarie”, perlomeno non così lineari come riusciva loro in precedenza. Ma al contempo continuo a battere sulla duplicità di umori che mi pervade, perché l’ascolto –a suon di insistere- alla fine passa senza mai gettare le cose sullo sconforto parziale, questo è un aspetto da rimarcare aldilà delle chiamiamole “preoccupazioni”.

Il terzetto iniziale formato da The Pit (bella “violenta” e ficcante, svolge adeguatamente il ruolo di opener), Skyline (classico ritornello così bello da dover scacciare) e Frontiers (dritta spedita fra i loro classici, non a caso scelta per ingolosire il pubblico con il video ufficiale) non si farà dimenticare facilmente e anche Foundation dirà la sua secondo le leggi dell’ormai consolidato stile. Non è male neppure la strumentale These Grey Heavens, ma si sa che da questo punto di vista difficilmente sbaglieranno mai qualcosa, anche l’ultima Storm Front dice la sua, quasi un testamento posto in sordina, l’esempio perfetto per descrivere con note l’aspetto sensoriale di tutto Grey Heavens.

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