Omnium Gatherum – Beyond

Gli Omnium Gatherum dimostravano d’essere una macchina super collaudata e vincente (ancora una volta affidati alle sapienti mani di Dan Swanö), capace di non deludere le aspettative nel mantenere un […]

Gli Omnium Gatherum dimostravano d’essere una macchina super collaudata e vincente (ancora una volta affidati alle sapienti mani di Dan Swanö), capace di non deludere le aspettative nel mantenere un livello qualitativo a dir poco eccellente. Beyond era il loro sesto tassello discografico, una nuova occasione per eccellere nelle melodie e per mostrare quel preciso gusto per un songwriting raffinato ma diretto, a modo suo “semplicemente” vario. Ascolto dopo ascolto si noteranno sempre più le differenze (piccole ma di assoluta classe) che passano da brano in brano, e lentamente si entrerà dentro ogni pezzo al meglio (anche quelli che ad un primo ascolto parevano azzoppare il disco, i miei sono stati In The Rim e Living In Me), al massimo della attenzione. Prosegue anche la scelta di impostare una voce aggressiva e “ribassata”, controparte evidente di quelle aperture di tastiera così sognanti e predisposte “all’elevazione”. Mentre sta diventando sempre più caratteristico il loro saper unire e far “cinguettare” quest’ultime con chitarre da estasi sensoriali (hanno trovato una miscela in grado di aprire varchi emotivi assolutamente spiccati).

Passeremo dunque dalla veloce e vincente New Dynamic (fatevi uscire dalla testa la frase “Would it be ok, To be a part of the solution” se ci riuscite), alla magica sorpresa espressa da In the Rim (con un finale capace di “smuovere”). Non mancano i grandi “trasporti” come Nightwalkers, The Unknowing (che riffing, quanta crescente malinconia rigenerante) e White Palace (con un finale che non ti aspetti), mentre Formidable (lacrimoni in discesa) e Who Could Say (con l’unica strofa pulita che sembra scippata alla premiata ditta Sentenced/Entwine) pensano ad alleggerire positivamente la zavorra. The Sonic Sign (come differenziare un qualcosa di chiara estrazione At The Gates/Dark Tranquillity) e Living In Me (quel refrain che ha scalato vertiginosamente i miei gusti ascolto dopo ascolto) badano nel far la necessaria quantità di legna. Ma il bello è che si finisce per adorare ogni pezzo allo stesso modo/livello (o quasi, non siamo tutti uguali ovviamente), non si finisce al gioco di “figli e figliastri” diciamo, e a guadagnarci è sicuramente l’insieme di un lavoro che partiva con la difficile missione di bissare l’abnorme successo di un New World Shadows (e alla fine -anche se con più tempo a disposizione- ci è proprio riuscito a mio parere). Come al solito ad impreziosire il tutto troviamo testi profondi e perfettamente in linea con ciò che andremo a sentire.

Beyond l’ho consumato e continuo a farlo ancora oggi, anche se mai lo avrei detto dopo un iniziale e tiepido entusiasmo. Più ci si entra in contatto e più si arriva ad apprezzarne le varie sfumature, Beyond è quel disco che ti entra in testa subdolamente, facendoti cantare quando anche quando meno te lo aspetti (refrain sempre particolari e mai esageratamente “catchy”).

Oltrepassare l’ostacolo dato dal contrasto voce/musica è però necessario (in primis perché è voluto visceralmente, poi perché ci sta davvero bene) per poter esplorare al massimo tale melodica primizia, cercate di viverla sulla vostra pelle perché gli Omnium Gatherum hanno trovato combinazioni in grado di toccare il profondo. La dimostrazione di come si possa creare, scomporre e farsi ispirare da altri senza perdere nulla in brillantezza (anzi si finisce con il brillare di luce propria).

About Duke "Selfish" Fog