Omega Massif – Karpatia

Ogni tanto la necessità di ricevere un poco “d’oscurità strumentale” chiama, cosa fare dunque in questi momenti? a chi bisogna rivolgersi? Ma ecco che qualcuno alza la manina in fondo […]

Ogni tanto la necessità di ricevere un poco “d’oscurità strumentale” chiama, cosa fare dunque in questi momenti? a chi bisogna rivolgersi?

Ma ecco che qualcuno alza la manina in fondo la sala (è meglio dire “alzava”), era qualcuno che usava il nome Omega Massif, tizi che producevano un manto quieto ma spesso agitato, dove il pericolo vagava sotto sembianze di tiepido miraggio. Il loro secondo full-lenght era uno di quelli difficili da dimenticare, un lavoro dove ogni piccolo componente raggiungeva una propria e ben definita perfezione. Partendo dalla copertina per arrivare all’ineccepibile musica confezionata calorosamente per l’occasione. Ma tanto si sapeva, con la Denovali Records dietro il risultato era già cosa fatta già al solo olfatto, cd o vinile poco importa, il grado di soddisfazione taglierà traguardi importanti e completi. Uno stato imbambolato ci abbraccerà soggiogandoci, e tre quarti d’ora grondanti passione avranno la nostra concessione di libertà.

Quando si intraprende un disco interamente strumentale le sensazioni sono sempre molto personali, sta al gruppo di turno scegliere il “grado intimo” da fornire al curioso ascoltatore (c’è sempre una sorta di esplorazione a regnare in questi casi). Gli Omega Massif sotto questo aspetto danno davvero molto, sono variegate, propositive e d’intensità fuori dal normale le vibrazioni fornite da questo Karpatia, vige una speciale magia costante, materia che si intrufola lungo le mai impervie esalazioni presenti. La musica si muove con disinvoltura dal rock/post rock allo sludge, l’intento primario è sicuramente quello di gettare l’ascoltatore in uno speciale, quieto e tutto sommato positivo stato di trance. Tutto è studiato e pensato -due volte almeno- con cognizione, nulla è stato riposto a casaccio, ogni passaggio sottolinea il non poco lavoro svolto in sede di scrittura, una metodologia asciutta e a suo modo perennemente onirica.

Karpatia nel 2011 è stato uno dei migliori dischi strumentali, su questo sono pronto a mettere la mano sul fuoco, ma basta un rapido -magari anche disattento- ascolto per rendersene conto. A rimanere è una strana/insana voglia costante di rimetterlo su, di farlo risuonare per l’ennesima volta nell’aria, per gustarsi trame sempre ricche di fascino. Perdersi nella sue spire sarà come una “morte lieta” priva di sofferenza o come un candido abbraccio da parte di una persona a lungo aspettata.

I primi passi di Aura appaiono come echi malinconici, giusto il tempo di ambientarsi prima di passare attraverso la breve e tumultuosa Wölfe avvolti in un costante e speciale clima nebbioso/etereo. Striscianti emozioni perdurano nelle atmosfere di Ursus Arctos (come è bello lasciarsi andare nelle sue lievi noti iniziali) mentre un lento ed efficace sludge doom pensa a dominare l’imponente Im Karst. La title track rilassa in maniera oscura e rarefatta, mentre alla conclusiva Steinernes Meer spetta il compito di lasciare l’ultimo pensiero con pennellate di classe sopraffina.
Non aspettatevi mirabolanti soluzioni, ma se siete soliti osservare un quadro “lineare” e conciso, Karpatia potrà essere quell’opera che bada solamente alla totale soddisfazione di quei due/tre parametri richiesti.

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