Old Night – Pale Cold Irrelevance

Uno di quei esordi “irreali” Pale Cold Irrelevance dei croati Old Night, non mi soggiungono parole migliori per iniziare la descrizione di un disco completamente soddisfacente e in grado di […]

Uno di quei esordi “irreali” Pale Cold Irrelevance dei croati Old Night, non mi soggiungono parole migliori per iniziare la descrizione di un disco completamente soddisfacente e in grado di rilasciare quel sapore romantico/amaro tipico del miglior doom metal melodico.

Potrei farvi nomi importanti come quelli di Candlemass, While Heaven Wept, Warning o Isole, ma solo giusto per indirizzarvi sulla corrente di ascesa sulla quale si andrà a navigare. Note composte, nessun azzardo come è giusto che sia e passione per le cose delicate, predisposte all’elevazione e a quel trasporto onirico/epico prerogativa del genere scelto di abbracciare. L’energia viene ovviamente canalizzata sulle ondate elettriche, ma queste non faranno mai quel passo di più atto al dominio, non rovineranno un quadro preciso/deciso che vuole dondolarsi, adagiarsi a ridosso di nenie scandite e in grado di toccare nel profondo e sensoriale.

E quale migliore biglietto da visita se non The Last Child of Doom, un brano capace di esprimere al meglio tutta la solennità, tutta la “voglia” che gli Old Night hanno deciso di imprimere al loro lavoro di debutto. Ma la forza di Pale Cold Irrelevance -come avrete già capito- non si accontenta solo di un ottimo antipasto, non si placa alla soddisfazione di un pezzo a dir poco magnifico e ne inanella con religiosa calma altri cinque, tutti corposi e pensanti, tutti adatti a manipolare la nostra sete direttamente dalla fonte del quieto circolo del “doom anthemico”. Potremo ritenere concreto il rischio di prolissità, ma per fortuna l’ostacolo verrà opportunamente aggirato per tempo in modo da non farci mai fossilizzare.

Si procede prima con Mother of All Sorrows (disperazione ondeggiante) dove a spiccare troveremo l’azzeccato e rassicurante timbro vocale di Matej Hanžek (del tipo: “c’è tanto dispiacere nel mondo, ma qui potrai trovare il tuo rifugio ideale”) e poi con le esalazioni oscuro/dilaganti/settantiane di Thieves of Innocence (quanta passione trasuda da quelle strofe prima di un solido refrain) prima di passare alla seconda parte di un disco che prevede canzoni del calibro di Architects of Doom (tranquillità e forti accenti d’interpretazione e sentimento), di una tragica Something Is Broken o dell’imponente e commuovente Contemptus Mundi (eh si, quando si “accende” sono lacrime).

Quello degli Old Night è l’esordio sul quale puntare, più lo faccio girare e più ne sono ampiamente convinto. Se il doom metal melodico con accenti “rocciosi” è il vostro pasto quotidiano fate in modo di poter usufruire di Pale Cold Irrelevance, sono sicuro che non ve ne pentirete.

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