Odradek Room – A Man of Silt

Si tolgono gli aspetti ruvidi e si innestano istintivamente quelli liquidi/vanesi, e noi possiamo benissimo appendere un cartello con scritto “crescita in atto” affianco al monicker Odradek Room. Si avverte […]

Si tolgono gli aspetti ruvidi e si innestano istintivamente quelli liquidi/vanesi, e noi possiamo benissimo appendere un cartello con scritto “crescita in atto” affianco al monicker Odradek Room. Si avverte il bisogno e la voglia di smussare angoli, formule e formulette di facciata con un solo ma proficuo colpo di spugna. Il nuovo A Man of Silt è cosa perlomeno “strana”, frutto di un linguaggio per nulla convenzionale, un passo senza dubbio imprevedibile, come imprevedibile a suo modo era il debutto Bardo. Relative Reality già trattato su queste pagine.

Gli ucraini giocano di fioretto rendendo l’aria soffice, acquatica, meglio “sopportabile”, solo di tanto in tanto verranno accesi i motori, quasi a significare un ultimo barlume o la voglia di appartenenza a quel genere che con molta probabilità li ha allevati a gran colpi di malinconia. A cambiare non sarà il modo nel quale percepiremo la loro musica, come in precedenza ci vorranno tempo o quei sacri momenti propizi per poter celebrare le dovute nozze.

A Man of Silt è un gioco di riflessione, è l’espressione di un preciso strato di classe che accompagna come un’ombra la musica di questi ispirati ragazzi, una musica oggi più di ieri indefinibile, ma mai “abboccata” o orecchiabile. E’ una sorta di quieta lotta fra quello che vorremo sentire inconsciamente e ciò che invece puntualmente ci viene tolto, ma nel realizzare ciò non si resta affatto delusi ed è proprio qui che agisce la particolarità degli Odradek Room.

Riuscite ad immaginare la sensazione di quando una persona cattura la vostra attenzione per lo strano modo nel quale cammina? Ecco quella sorta di unicità è riscontrabile nella proposta di questi ragazzi, se vogliamo ancor più marcata in occasione di questa seconda testimonianza sonora.

A Man of Silt va vissuto, goduto alla stessa maniera di tanti piccoli particolari (magari all’apparenza insignificanti ma sotto sotto molto importanti) soliti procurarci piacere nel corso di una giornata. E’ un disco da far rimbombare nella quiete polverosa di una stanza con la speranza che funga -almeno a tratti- da letale ispirazione (Mirror Labyrinth e Rain Trip le traccie ideali per decodificare tale status).

La musica si espande e si resta in bilico. Parrebbe essere usanza per gli Odradek Room anche se è difficile parlare di usanza per una cosa che si ripete ad oggi “solo” per la seconda volta. Non saprei dirvi se A Man of Silt è meglio o peggio del suo predecessore (personalmente credo che a tratti lo sia), non so nemmeno se sia il caso consigliarvelo nel caso lo abbiate a suo tempo apprezzato, ma sono sicuro di una cosa: se avete afferrato il loro concetto di far musica qui non tarderete nel ritrovarlo per farlo nuovamente vostro.

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