Ocoai – The Electric Hand

Trattiamo ora un bel gruppetto di musica strumentale proveniente dagli stati uniti. Non è mai così facile far parlare unicamente gli strumenti, la trappola della noia diventa ancor più insidiosa […]

Trattiamo ora un bel gruppetto di musica strumentale proveniente dagli stati uniti. Non è mai così facile far parlare unicamente gli strumenti, la trappola della noia diventa ancor più insidiosa rispetto alle classiche formazioni con il cantato. Bisogna dimostrare in primis di saperci fare con il proprio “lavoro”, per poi far spiccare l’abilità di scrittura che dovrà essere il meno banale possibile. Gli Ocoai con il qui presente The Electric Hand arrivano alla meta del secondo album, la musica che andremo ad ascoltare è un bel miscuglio di rock progressivo tendente allo sludge/post metal/rock. I suoni scelti dagli americani sono belli caldi e pulsanti, si percepisce intensamente la voglia di suonare e di fare bene, questi ragazzi ci offrono così una portata densa di feeling, ma soprattutto di semplice e piacevole digestione.

The Electric Hand è introdotto da una copertina capace già da sola di suscitare una particolare voglia d’ascolto, le buone impressioni vengono poi confermate dalla elegante introduzione Waking Fear, dove il violoncello (ho molto apprezzato il suo utilizzo lungo il disco) apre malinconicamente ad una parte “rumorosa” che prepara al meglio una top song come Niveus Hills (vagamente Katatonia o addirittura Swallow The Sun in certi momenti). Ma agli Ocoai piace spaziare e la seguente Grimpeur riflette dignitosamente il proprio titolo, un quarto d’ora di saliscendi emozionanti, sempre piacevoli da riscoprire (violoncello a formare pathos e poi via fra sprazzi alternativi e chitarre melodiose/burrascose). La breve Somnium fornisce una quiete naturale e necessaria prima delle “frizzantine” La Main d’Electrique e Marchand de Sommeil. La prima parte gioisamente con un bel riffone stoner per poi lasciarsi andare in divagazioni progressive e un finale epico, la seconda comincia profonda e lontana per poi arrivare “alla completa confidenza” durante il suo non breve svolgimento (e qui i Pink Floyd restano ad osservare compiaciuti).

The Electric Hand è cosa per patiti di questa particolare ed affascinante branchia musicale, ma potrà piacere anche a quelle persone che amano assaggiare un po di questo e un po di quello. In fondo la cinquantina di minuti passa in maniera davvero indolore e si finisce ben presto trasportati sulle note e abilità di questi coraggiosi ragazzi. Lasciarsi andare sulle lievi note di piano della conclusiva Morte Audaciter sarà solamente l’ultimo dei toccasana. Un disco da riscoprire.

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