Ocean of Grief – Nightfall’s Lament

La copertina che cattura, una di quelle da cui non puoi riuscire a fuggire neppure con il pensiero (è come se si alimentassero idee di grandezza all’istante), e non c’è […]

La copertina che cattura, una di quelle da cui non puoi riuscire a fuggire neppure con il pensiero (è come se si alimentassero idee di grandezza all’istante), e non c’è rimedio, almeno finché non ascolti e confronti quello che c’è dentro con quello che silenziosamente sospettavi. Finché non trovi il tuo ideale punto di contatto fra le note espresse e quella visuale (in qualche modo “maestosa”) che fantasticando ti eri andato a costruire senza quasi accorgertene.

Arrivano dalla Grecia gli Ocean of Grief e il loro debutto Nightfall’s Lament è senza alcun dubbio “di peso”, un qualcosa che non passa di certo inosservato ecco. Anche perfettamente inglobato dentro la giusta etichetta discografica (la Rain Without End Records), etichetta che aiuta la band a fluttuare su spazi consoni, in qualche modo familiari e quindi subito inquadrabili da discreta distanza.

Gli Ocean of Grief prendono spunto da un’asse che parte dai primi Katatonia e che arriva agli Swallow The Sun passando attraverso le influenze di Slumber/Enshine. La  concentrazione va per la maggiore sul discorso musicale portato avanti dallo svedese Jari Lindholm, ma per fortuna i nostri con Nightfall’s Lament non si producono nel plagio più totale, preferendo rimanere a battere su dei chiari livelli di confine. Alla fine potremo dire che gli Ocean of Grief cercheranno vie più grezze e se vogliamo “meno nobili”, nel farlo ci faranno vivere e intravedere più negatività, più spazi chiusi e oscuri, tanto vero che verso la conclusione sentiremo addosso tutto quel peso su di noi sapientemente scaricato (le reazioni a riguardo saranno personali).

Il growl emana sofferenza nei suoi tentativi di combattere un’inutile battaglia contro la vita. Le chitarre aprono varchi, e se lasciano trasparire qualche fiocco di luce è più per intristirci piuttosto che altro. Si ci sposta su acque tormentate e ogni piccolo smottamento verrà percepito ma mai veramente combattuto (penso a Eyes of Oblivion, il migliore di questi setti brani per mio gusto). Nightfall’s Lament è uno di quei tipici ascolti che ti impone la consegna delle armi; l’affidamento è riposto nelle mani della band ed è da lì che partiranno “gioie e dolori”.

Il coraggio di proporre un disco in questo stile specifico è tanto (e maggiore se si pensa al percorso plasmato sui non pochi sette pezzi), ma gli Ocean of Grief dimostrano con i fatti di aver superato la difficile prova. Una cosa è sicura, con un esordio del genere ci sarà da aspettarsi tanto in futuro, ma intanto la bellezza di Nightfall’s Lament è tutta qui, gustata e superata con più voglia anche a dispetto dei piccoli –e perdonabili- momenti di stanca. Un blocco che vi seddurrà e sorprenderà, ma non pensiate di ottenere risultati da subito.

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