Ocean Chief – Sten

Dopo un decennio circa di fatica era tempo di “ribalta” per gli svedesi Ocean Chief, nel 2013 arrivano difatti sotto le ali della connazionale I Hate, ormai parte attiva ed […]

Dopo un decennio circa di fatica era tempo di “ribalta” per gli svedesi Ocean Chief, nel 2013 arrivano difatti sotto le ali della connazionale I Hate, ormai parte attiva ed interessante della scena doom metal da svariati anni.

Non stupisce affatto realizzare quanto buono sia Sten, un lavoro che secondo tradizione ci offre pochi pezzi (quattro) per una durata davvero ingente (settanta minuti), cose in grado di “buttare giù dalla torre” i poco appassionati o “mezzi ascoltatori” della scena doom stessa. Prima di affrontare questo impervio viaggio dovrete mettervi bene in testa che la canzone più breve sarà di un quarto d’ora, mentre le restanti la superano di non poco. Una volta fatta mente locale potete decidere senza patemi quale percorso scegliere, ma se deciderete di imboccare la strada che porta “altrove” avrete fatto un piccolo passo falso, perché vi andrete a perdere un carnet di occasioni quantomeno da ricordare. C’è anche da dire che bisogna saperli ascoltare dischi come Sten, non tutti riusciranno a mantenere l’attenzione sopra una certa soglia su canzoni protratte così a lungo, nessuna colpa ci mancherebbe, ma da parte mia possa solo dire che la “possibile fatica” è ricambiata alla grandissima da questi digressioni doom/progressive/sludge/stoner.

Sublime pesantezza ben respirabile sin dal primo riff di Den Sanna Styrkan, concreta pachidermia, velenosa staticità e forte senso di profondità, queste sono le sensazioni che arrivano prima di tutto al cervello, la voce sporca e declamata rappresenta poi l’aggancio più semplice nei confronti del versante estremo del tutto; perché se andiamo oltre la durata, la forma non appare strumentalmente estrema, ma in qualche modo ci finisce sopra sino alla inevitabile cattura. Sarà forse la produzione affibbiata a sensazioni “pressanti”, qualcosa in grado di travolgere nonostante si conosca benissimo la tipologia dell’arrivo, a volte sembra così difficile arrivare ad un fulcro che parla invece una lingua perfettamente comprensibile. Tecnica che si fonde all’acidità, ogni strumento pronto a reclamare il proprio spazio e rallentamenti che tornano puntuali a rivendicare ciò che gli appartiene di diritto su questo immutato panorama.

Si gode, si, perché alla fine sarà esattamente la parola “goduria” a generarsi più volte nel corso dei minuti, e sarà bello ritornare su spezzoni che la memoria ancora ricorda dal precedente ascolto (l’aspetto migliore per questi prodotti dall’infinita durata). Mi immagino come deve essere stato buttare giù questi brani, quanto i nostri si devono essere applicati per fornire quella micro-varietà essenziale che vive e prospera dentro queste rocciose mura.

Sten non è quella cosa che ti stupisce subito per finire dimenticata poco dopo. Gli Ocean Chief animano il loro speciale rituale, un “semplice” ascolto se visto con occhi del settore. Mettete pure da parte intenzioni belliche o sensazioni d’immediatezza, qui c’è solo bisogno di tempo (tanto) e pazienza, opportunamente diluiti nell’arco di un “non precisato” arco temporale a voi più congeniale.

Ed intanto le loro chitarre scavano, arano, e senza sosta si elevano sopra ogni possibile congettura terrena.

About Duke "Selfish" Fog