Obituary – Obituary

Prosegue il lento e costante smarrimento degli Obituary che con il nuovo disco omonimo piazzano l’ennesimo fanalino di coda in successione nella propria discografia. E sembrano così lontani anche solo […]

Prosegue il lento e costante smarrimento degli Obituary che con il nuovo disco omonimo piazzano l’ennesimo fanalino di coda in successione nella propria discografia. E sembrano così lontani anche solo i tempi di un binomio certamente non “portante” rappresentato da Frozen in Time/Xecutioner’s Return, da quel momento in poi la band sembra essersi accontentata di timbrare solamente il cartellino sfruttando –ci mancherebbe- il tanto sudato valore del monicker. Così Obituary è diventato semplicemente sinonimo di involuzione senza qualità, una band che non è riuscita più a osare veramente (World Demise o anche l’eccellente seguito Back from the Dead sembrano ormai appartenere ad un’altra galassia) dopo aver sparato gli ultimi colpi validi nei dischi sopra elencati.

E’ l’oscurità ma di quella negativa a dominare lo scenario, gli Obituary sembrano essere tornati ragazzini perché alla lontana si sente un ritorno di un certo qual tipo di fuoco, della voglia di mordere (evidenziata su questo nuovo lavoro), ma dei ragazzini stanchi di applicarsi e ben poco curiosi, che finiscono a portare i brani in territori spesso melensi e soprattutto “anonimi” (e questa parola affiancata al nome Obituary fa davvero male perché in ogni caso sai che sono loro ma non ci vuoi credere).

A questo giro il sound acquisisce decisamente peso e potenza ma la cosa alla fine non aiuta più di tanto una tracklist che cerca di stare a galla con tutte le forze fallendo infine miseramente. E così la partenza con Brave non sarà così da buttare così come il tipico e pastoso attacco formulato su A Lesson in Vengeance (anche se ahimé dura solo il tempo della prima strofa), la rasoiata End it Now o il dejavù inandiato da Turned to Stone (ma siamo comunque alla copia della copia della copia). Ma anche questi brani nel dare quello che ci si aspetta dagli Obituary non riescono a consolidarsi a dovere, il loro effetto svanisce subito all’istante, una volta che questi girano l’angolo ce ne dimentichiamo ed è questa la cosa che arriva a fare più male, il colpo che mai vorresti ricevere da qualcuno che di momenti belli te ne ha fatti passare molti.

Fra la rimanenza “spiccano” la noia del duetto It Lives (forse il simbolo di quanto stiano ormai arrancando) Betrayed e l’inconcludenza della conclusiva Ten Thousand Ways to Die mentre qualcosina di meglio riesce a offrircela una poco inquadrabile Straight to Hell (assieme alla opener le migliori).

In tanti sbagliano e si riprendono, gli Obituary invece sembrano aver inforcato l’apatica strada del non ritorno.

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