Norman Shores – Return To The Norman Shores

E’ solo l’ennesimo buon disco black metal e proprio per questo ci piace. Per taluni sarà ottimo (eccomi!), per altri sarà altamente inutile e privo di motivi di esistere. Ma […]

E’ solo l’ennesimo buon disco black metal e proprio per questo ci piace.

Per taluni sarà ottimo (eccomi!), per altri sarà altamente inutile e privo di motivi di esistere. Ma che bello respirare ancora “boccate di underground” di un certo tipo. Norman Shores è una one man band francese e con il limitato debutto (disponibile in cd e in mc, rispettivamente su 200 e 100 copie) Return To The Norman Shores (uscito nel 2012) si presentava al pubblico in qualità di “gioiello conservativo”, un match esclusivo per pochi eletti.
Vietato nascondersi, anche perché impossibile farlo, o cadremo subito come vittime delle sue spire oppure no, il fascino -se sarà- uscirà spontaneo o quantomeno metterà in circolazione indizi preziosi per alimentare voglia ed ulteriori ascolti. Il prodotto è a mio parere completamente appagante, ciò che si vorrebbe sempre sentire sopra un debutto sbucato fuori dalle crepe più nascoste.

Il black metal proposto dai Norman Shores ha le caratteristiche ideali messe al posto giusto. Troveremo misantropia e distacco, marciume e melodia condite assieme da un collante speciale ed epico (per il quale trovo idoneo citare il nome Taake come fatto dall’etichetta). Sotto certi aspetti Return To The Norman Shores rappresenta un bel ascolto “misticheggiante”, per nulla semplice da affrontare, materiale impervio aiutato nei suoi “loschi” scopi da una produzione in grado di enfatizzare magicamente il trasporto perpetrato dalle chitarre (ne stiano ampiamente lontani i seguaci di produzioni pulite o perfette, sarà banale, ma sempre meglio specificarlo).

Quella che affronteremo è una continua e malefica tempesta, reattiva nel sputarci addosso tempesta e ogni tipo di freddo possibile ed immaginabile. Riffs che sono sinonimo di “rarefazione” e immobilismo sonoro (sembrano fermi ma si muovono, eccome se si muovono) sapranno sempre portarvi in antichi luoghi dimenticati, situati nei vari “altrove” possibili ed immaginabili. Pura manifestazione diabolica che guarda alla Norvegia come fonte primaria, una fonte che non accenna a diminuire la propria persuasione quando le cose si rendono importanti/interessanti come in questo caso.

Immaginate di compattare la tracklist in un unico blocco, non appena l’immagine si farà viva immaginate di scagliarla con forza contro una superficie, seguite poi -lentamente- con lo sguardo ogni frammento che ne scaturirà, ogni frammento come figlio di un disegno più grande, tutti simili ma talmente belli da essere necessariamente seguiti uno ad uno sino al loro “spegnimento”.

Il black metal vestito di tutto punto per propagare “magia” ed elevazione, Return To The Norman Shores va cercato ed ottenuto in qualità di testimonianza postuma del termine “grandiosità”. Un grazioso modellino che riesce a generare curiosità aldilà del suo semplice aspetto di “copia”.

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