Nordmen – Nordmen

Nel 2003 uscì l’esordio Vertus Guerrieres, disco che precedette l’ondata di forte produttività  canadese in campo black metal, un lavoro che dimostrò tutte le qualità dell’artista Athros (conosciuto poi anche […]

Nel 2003 uscì l’esordio Vertus Guerrieres, disco che precedette l’ondata di forte produttività  canadese in campo black metal, un lavoro che dimostrò tutte le qualità dell’artista Athros (conosciuto poi anche per diversi progetti come Forteresse, Ur Falc’h e Brume D’Automne) creando da subito discrete aspettative riguardo il monicker Nordmen. Purtroppo le cose andarono invece a rilento, con le altre bands a soppiantare questa nel corso degli anni, tanto da arrivare a pensare o credere il progetto Nordmen come morto (pensiero che mi si ripropone purtroppo anche ora). Ma sarà solamente durante il decorso del 2010 (ben sette anni dopo) che la speranza -seppur in breve maniera- è tornata a rivivere, lo fa tramite un ep auto-intitolato di ragguardevoli proporzioni. Per fortuna da “casa Grecia” Nykta si è sempre pronti nel produrre sano black metal, così l’etichetta si “coccola” giustamente i frutti di questo vecchio e sano raccolto. Nordmen è un mini che si candida istantaneamente come una (se non “la”) delle uscite di poca durata migliori del 2010 in territorio black metal. Tre canzoni “adulte”, invernali, capaci di far risplendere ancora una volta alla grandissima i mitici scenari misantropici canadesi. Ventuno minuti emozionanti, freddi e di completa passione che cominciano con il diamante più prezioso, una Funeste Destinée che prende e disloca la scuola Darkthrone direttamente oltreoceano, conferendole ampie dosi d’estrema quanto corrosiva/turbinosa malinconia. La seconda Écho Septentrional tira invece fuori piacevoli venature folk, mostrando possibili ed interessanti scenari futuri, sempre presente -ovvio- quella carica tanto furente quanto melanconica (che mai abbandona o vuole abbandonare questi lidi ad essere onesti) vero e proprio marchio sonoro del progetto (in questa canzone Athros rilascia autentica/vera passione, sorprendendo con chitarre altamente emozionanti). La terza e conclusiva Retour Vers La Noirceur avvolge ed incanta quanto l’allontanarsi di una tempesta, si respira freddo impervio e ci si lascia trasportare nella sua instabilità senza riuscire a carpirne l’esatta e naturale scorrevolezza (e si rimane sempre incantati dalla sei corde).

Per me una vera e propria sorpresa, la speranza è che qualcuno si ricordi ancora di questo monicker aprendo la caccia al mini cd “che conta”. Qui si riesce ad amplificare ulteriormente le positive sensazioni date da un ancora acerbo ma valido debutto. Se ancora non li conoscevate ora avete una buona scusa per “testarli”.

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