Nordjevel – Nordjevel

La copertina giusta, un logo accattivante e quella nazionalità “magnetica” che subito acchiappa le voglie degli appassionati del genere. C’è posizionato tutto questo sulla base di partenza dei norvegesi Nordjevel, […]

La copertina giusta, un logo accattivante e quella nazionalità “magnetica” che subito acchiappa le voglie degli appassionati del genere. C’è posizionato tutto questo sulla base di partenza dei norvegesi Nordjevel, una formazione che non le manda di certo a dire ed esordisce spavaldamente sotto Osmose Productions (il disco è passato in Francia anche per le fasi di missaggio e masterizzazione), forte di un black metal “spinto”, melodico ma “razziatore”, dotato anche di una signora produzione, capace di lanciare ripetuti calci nello stomaco allo “sfortunato” avventore.

Ma nonostante queste belle cose, nonostante il prodotto non sia da racchiudere fra le produzioni più “evil” di sempre rimane il fatto di quanto sia difficile da digerire, tutte le belle cose inserite cercheranno infatti di rovistarvi dentro, infastidirvi nella loro azione dal tormento ragionato. Nordjevel macina e macina, incurante dei “vizi” di noi ascoltatori, e solo da questa visuale diventa chiaro come l’intento primario di questi ragazzi sia quello di badare unicamente al loro fabbisogno (noialtri bisogna adeguarsi) e poco altro.

Nordjevel mantiene i suoi livelli inalterati lungo tutta la sua durata, il giudizio personale si giocherà automaticamente sulla base di quanto siamo soliti reggere alla continuità, su quanto siamo bravi a farci andare bene un percorso immutato (anche visivamente, mi viene subito in mente la fredda distesa presentata in copertina) , privo tanto di insidie quanto di sorprese. Si percepisce subito lo spirito norvegese conferito alla musica dai creatori, ma allo stesso modo emerge anche una densa “svedesità” che in fondo male non fa (possiamo dire che uniforma un pochino il prodotto, lo rende più appetibile). I guizzi ci sono ma poco contano alla fine dei conti (mi sovviene in qualità d’esempio Det ror og ror) perché l’album è studiato come “blocco” e per quanto- a volte- si faccia per distaccarsene non è mai veramente abbastanza.

Per il resto fanno notizia i dieci minuti del fanalino di coda Norges sorte himmel (l’unica a far vedere un po’ d’aria), l’ottima frustata ed inno iniziale The Shadows of Morbid Hunger e il retrogusto racchiuso in Når noen andre dør… Non ci sono momenti poco entusiasmanti anche se certamente è richiesto il giusto approccio alla materia. Nordjevel è un signor esordio, esposto con cura da esperti del settore, al momento è abbastanza per essere soddisfatti.

About Duke "Selfish" Fog