Nocturnal Breed – Aggressor

Nonostante sia cresciuto a pane, Morbid Tales e Under the Sign of the Black Mark, non posso certo ritenermi il primo fermo sostenitore della secolare fiamma nera. Oddio, dal punto […]

Nonostante sia cresciuto a pane, Morbid Tales e Under the Sign of the Black Mark, non posso certo ritenermi il primo fermo sostenitore della secolare fiamma nera. Oddio, dal punto di vista strettamente musicale riesco ancora (una tantum, sia ben chiaro! ) a farmi trascinare dal gelido vento nordico. Sciaguratamente, un fastidioso imbarazzo fa presto capolinea quando ne vado ad analizzare il mai trascurabile lato esistenziale. Una fin troppo sventolata fascist attitude, manifestata perfettamente con una serie infinita di grottesche vigliaccate (slogan inneggianti la presunta superiorità della razza ariana, improbabili olocausti nucleari e crociate contro il cristianesimo, omicidi dettati da una deviante xenofobia… e chi più ne ha più ne metta) vanno a plasmare tale rito del becero. Un desolante biglietto da visita, che dovrebbe tenere lontani da siffatto elitarian inner circle (anche se preferirei rinominarlo circle jerks, senza offesa per il grande Keith Morris) qualsiasi persona dotata di un briciolo di dignità e rispetto per il prossimo.

Il progetto Nocturnal Breed nasce, nella seconda metà dei 90s, come valvola di sfogo per Silenoz Ed Damnator (Dimmu Borgir) e Kennet Svartalv Destroyer (Gehenna). Il piccolo segreto di questo esordio sulla lunga distanza targato Hammerheart è rinchiuso nella spietata ferocia esecutiva del duo norvegese, pronto a marchiarci a fuoco con la loro potentissima combinazione di old fashioned thrash assault (immaginatevi una Bringer of Torture suonata col buongusto di mastro- Mike, scuola Destruction) & grim misantropic cult (per quanto riguarda le agghiaccianti vocals, alcuni maestosi tappeti di tastiera davvero ben piazzati, ed una malsana batteria spesso mutilata). The real necro sound! Un ridondante eco dei bei tempi che furono… vero Duke?
Eretici inni (Rape The Angels) e blasfeme rasoiate al vetriolo (Frantic Aggressor, Maggot Master, Metal Storm Rebels) strizzano così l’occhio ad episodi più catchy e suggestivi (vedi il gioiellino Dead Dominions) pur rimembrando un obbligatorio rispetto verso buonanima Chuck Schuldiner (Evil Dead) ed un simpatico alcoholic-joke al sempreverde Lemmy Kilmister (Locomotive Death).

Indubbiamente un platter con un fascino perverso, che può diventare oggetto di un’inspiegabile adorazione. Il migliore per una band che, e qui mi devo ripetere, va… ahimè… assunta in modo superficiale, come fosse uno squallido esercizio di easy listening. Personalmente, alla veneranda età di trentacinque anni, ritrovo ormai parecchie difficoltà nell’eccitami per tali rigurgiti anticlericali fini a se stessi… e voi?

Alexander Il'ič Ul'janov

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