Nightrage – The Puritan

Eccoci al nuovo e “solido” giro sulla navicella Nightrage. La band rispetto al bellissimo Insidious si presenta con un nuovo vocalist (lo svedese Robert Nyman, già singer degli Enemy Is […]

Eccoci al nuovo e “solido” giro sulla navicella Nightrage. La band rispetto al bellissimo Insidious si presenta con un nuovo vocalist (lo svedese Robert Nyman, già singer degli Enemy Is Us) e molti minuti in meno sul groppone (l’operazione “snellimento” generale è decisamente calcata, saranno 37 i minuti contro le cinquantine delle precedenti produzioni). Queste le uniche novità, per il resto i loro seguaci potranno pure dormire sonni tranquilli e restare composti a bearsi (ma perché lo sto pure a dire, è talmente ovvio!), perché Marios Iliopoulos il cervello probabilmente se lo era già bello che bevuto quando decise di fondare i Nightrage, da quel momento in poi la “razionalità” lo ha posseduto in maniera viscerale sino ad oggi (quando lo penso lo vedo sigillato in casa ad ascoltare swedish death metal come se un domani non esistesse) e non oso immaginare il momento in cui qualcuno andrà a dirgli che è stato solamente un brutto o bel sogno. Il 2015 segna così la nuova dimostrazione di f.v.d. (forza,volontà, devozione), un nuovo paletto piantato -con dedica- nei cuori dei più malfidenti, a chi magari non poteva prevedere o anche solo immaginare una carriera di questo tipo, così produttiva ed incapace di piegarsi a nuove leggi o mutazioni varie (ma anche al tempo, ai bisbigli, alle insufficienze).

Si va dritti senza indugio verso il nocciolo, il nuovo The Puritan (il loro sesto tassello discografico) si mette giù e spara a raffica le sue nuove bordate di classicissimo melodic death svedese. D’altronde perché snaturare una formula musicale quando si hanno ancora buone idee in cantiere da sfruttare/smaltire? Insomma come sempre vale il detto: “tutto e il contrario di tutto”.
L’album fa corazza, non tenta mai di svariare o di uscire anche solo per poco da un dato percorso (il precedente ad esempio riusciva a farlo a suo modo), ogni canzone esalta, punge amabilmente ed innesca a dovere quella successiva. Sicuramente la tempra personale di ognuno stabilirà i vari parametri e conseguenti diversi tipi di sopportazione (anche se ormai chi segue i Nightrage vuole i Nightrage esattamente per ciò che sono) a me il disco è sceso bene anche se il confronto con i loro apici questa volta regge di meno. Forse è pure un fattore fisiologico, c’è il bisogno di prendere fiato (sbandare leggermente più che altro) prima di tornare ad infiammare al meglio del proprio potenziale, non so, ma di certo so che non deve essere facile per loro completare ogni volta il disco di turno. Quindi, aldilà del risultato vale la pena accontentarsi ed essere contenti, in primis perché le loro esaltanti 2/3 hit le tirano comunque sempre fuori, poi perché di canzoni oscene stringendo-stringendo non ne escono mai. Diciamo che i Nightrage a volte sono come una nave danneggiata, ma se ti metti a cercare la falla sai già che non la troverai mai, perché gli strumenti adoperati per tapparla sono così ben camuffati da illuderti (ovviamente questa “storiella” può venir vista sia in positivo che in negativo).

Se ormai brancolate da non so più quanti anni come “orfanelli” degli In Flames il tempo per tornare a sorridere è qundi nuovamente giunto. The Puritan si prende le sue responsabilità e se le carica sulle spalle, completamente incurante di apparire troppo uguale alle sue marcate influenze. La title track parte sicura con il nuovo singer attento a ripercorrere pari-pari lo stile inconfondibile di Tomas Lindberg. E’ una sbornia lo “sprint”, impatto e melodia che vanno a braccetto sulla “scolastica” ma apprezzabile With a Blade of a Knife. In sede di produzione The Puritan è passato sotto le sapienti mani di Daniel Bergstrand e George Nerantzis ai Dug Out Productions Studios, il sound ne esce vivo, le rotondità levigate in scia a quella chiarezza così ben esposta e messa sul piatto. Il disco intanto prosegue, prima Desperate Vows mostra il lato più “facile” e se vogliamo inedito della formazione (quel ritornello pulito vi farà ricordare gruppi leggermente differenti), poi -quasi come istantanea rassicurazione- arriva il gran classico Endless Night (ottimo quel refrain cristallino alla In Flames) seguita dalla “soda” e guizzante Foul Vile Life.
C’è poi da segnalare la collaborazione in sede di scrittura con la vecchia conoscenza Gus G. per l’ottima When Gold Turns to Rust (ferale trasporto), giusto per mantenere intatto un trademark che in tal modo non se andrà via neppure dopo ripetuti lavaggi. Buone anche la cattiva Son of Sorrow (dal riffing aspro) e l’ultima cavalcata per la strada Kiss of a Sycophant.

Ben consci dei propri mezzi i Nightrage vanno avanti, suonano e compongono in qualità di “eterni amanti” del melodic death metal per un pubblico che dovrà ancora una volta essere il loro esatto riflesso posto dall’altra parte della barricata.

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