Netra – Ingrats

Il monicker francese Netra riesce sempre a catturare la mia attenzione e ogni volta che vedo un qualcosa di nuovo non riesco a resistere e mi metto puntuale ad ascoltare. […]

Il monicker francese Netra riesce sempre a catturare la mia attenzione e ogni volta che vedo un qualcosa di nuovo non riesco a resistere e mi metto puntuale ad ascoltare. Nel suo piccolo ha imbastito, costruito una discografia di tutto rispetto, discografia che arriva oggi al terzo passo grazie a Ingrats, nuovo sfavillante e creativo lavoro su lunga distanza (accompagnato sempre dalla fedele Hypnotic Dirge Records).

La bellezza degli album firmati Netra è la diversità che passa fra un disco e l’altro e così dopo aver aspettato ben cinque anni è giunto il momento di aggiornare, di confermare tuttò quello di buono fatto sui due Mélancolie Urbaine e Sørbyen. Album diversi, durate diverse, con Sørbyen si superava tranquillamente l’ora mentre con Ingrats si arriva a stento sui quaranta. Sta proprio nell’immediatezza l’arma segreta del nuovo capitolo, un’immediatezza che non tralascia di certo quella voglia di “giocare”, di sperimentare con suoni, generi e rumori che piovono puntualmente sopra sporadiche e acide colate black metal (dovrebbe bastare quella di Everything’s Fine per farsi un’idea, una sorta di shock iniziatico). E come sempre non avremo una legge ben precisa, la voce apparirà solo quando necessario senza paura di abbandonare il timone al lato visual/sperimentale (con Underneath My Words the Ruins of Yours e Live with It ritorna lo spettro del primo disco e quelle sensazioni elettroniche alla Ulver ancor più accentuate) della faccenda. Facendo così l’ascoltatore diventa schiavo di note suonate con l’unico intento di far viaggiare la mente, di farla passare fra scure strade piovose e strani locali, sotto una luce a intermittenza che fungerà da autentico tramite fra i vari passaggi (e qui vi lascio il nome di Could’ve, Should’ve, Would’ve, il momento per me più emozionante del tutto).

Insomma, se volete un disco black metal alternativo, dove il black metal è solo un accento sparso fra tegole barcollanti di elettronica Ingrats fa decisamente al caso vostro. In lui troverete una strana fonte di immediatezza che non pregiudica l’esigente voglia di sentire qualcosa di altamente creativo in grado di sbattersene dei vari concetti applicati. Si parte da una tela bianca e si inizia a colorare con un’idea salda di fondo, ma senza sapere dove si vuole realmente arrivare. Non sembrerà di ascoltare un genere nuovo, questo no, ma il cervello verrà stuzzicato a dovere con estro e eleganza , poco ma sicuro.

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