Netherbird – Shadows And Snow

A pochi mesi di distanza dal positivo full-lenght Monument Black Colossal (già recensito), facevano loro ritorno gli svedesi Netherbird (giusto per sfruttare l’ottimo periodo d’ispirazione). La questione si faceva “sbrigativa”, […]

A pochi mesi di distanza dal positivo full-lenght Monument Black Colossal (già recensito), facevano loro ritorno gli svedesi Netherbird (giusto per sfruttare l’ottimo periodo d’ispirazione). La questione si faceva “sbrigativa”, appena venti minuti per questo Shadows And Snow, un’uscita che poteva venire reperita fisicamente (cd limitato a 500 copie) o in maniera del tutto gratuita scaricando direttamente il prodotto dal loro sito ufficiale. Come accennavo prima la buona musa non abbandona la formazione svedese che ci depone fra le mani un altro bel prodotto. Gli sforzi richiesti saranno davvero minimi, e il piacere di poter riassaporare il loro semplice songwriting sarà ancora una volta indolore. A questo giro i Netherbird tornano a calcare la mano in maniera decisa in direzione dell’operato dei Cradle Of Filth, ma il tocco swedish non potrà ovviamente mancare, e si manifesterà con la consueta eleganza. Ma l’adorare o meno i capolavori della band di Dani Filth sarà giocoforza determinante per il giudizio di questa piccola e “graziosa” uscita.

L’ep è composto da quattro pezzi, se togliamo la classica strumentale di rito (un pochino inutile qui dentro) ne rimangono tre pulsanti e rivelatori di doti certamente poco personali, ma anche traboccanti della necessaria. Quella che da il titolo all’uscita è sicuramente la migliore, impossibile sfuggire da una certa esaltazione una volta di fronte alle perfette trame preparate con cura da chitarre seducenti e altamente “sanguinose”. Qui i Netherbird azzeccano proprio tutto, gli attacchi melodici, i riff, e ovviamente il ritornello che farà non poca fatica per evadere dalla vostra testa (autentico tormentone). Particolare e davvero poco immediata Twilight Gushes Forth…, un brano da esplorare con chirurgica devozione, non ci sarà niente a risaltare all’orecchio, ma tante varie parti a rendere il brano un poco più introspettivo rispetto alla loro consueta normalità. Ode to the False (Esse non Videri) torna a splendere con metodologia elegante/accattivante, mettendo un importante sigillo sul valore globale dell’uscita (però sono bravi quando si tratta di girare attorno alle stesse coordinate, trovano sempre lo spunto giusto e maledettamente persuasivo).

Quindi, se amate Svezia e Cradle Of Filth rivolgetevi senza paura su questo “piccolo” titolo e vedrete che non ne andrete affatto delusi. Piccole perle -sicuramente trascurabili- disperse nella dimenticanza del tempo.

About Duke "Selfish" Fog