Nervous Impulse – Time to Panic

Affrontano la musica tenendo fede al proprio monicker i Nervous Impulse, il loro secondo full-lenght Time to Panic sta lì a dimostrarlo senza alcuna esitazione dal primo all’ultimo secondo, come […]

Affrontano la musica tenendo fede al proprio monicker i Nervous Impulse, il loro secondo full-lenght Time to Panic sta lì a dimostrarlo senza alcuna esitazione dal primo all’ultimo secondo, come se fosse stato morso un attimo prima dall’inizio delle sue pericolose e pungenti “danze”.

I canadesi Nervous Impulse si fanno portatori di un grindcore tanto tecnico quanto vorace, l’ideale crocevia per chi è sempre alla ricerca del giusto bilanciamento fra “scorticata demenza” e il saper come esibire doti strumentali non comuni. Time to Panic è l’impatto decisivo fra death metal chirurgico e una smodata violenza capace d’esaltarsi continuamente sulle brevi abrasioni lanciate continuamente da una  tracklist al fulmicotone (15 pezzi totali a cui andranno “tolti” l’introduzione e la cover di Vexed degli Agoraphobic Nosebleed posta come fanalino di coda).

Il campo battuto è sicuramente lastricato di creatività e pure dotato di una discreta quantità di mine pronte ad esplodere. Se è tanto difficile emergere lo è pure fallire, ma i Nervous Impulse sembrano sapere il fatto loro, riescono così a “strizzarci” al meglio delle possibilità, tenendoci stabilmente sopra un filo pen pensato ma soprattutto logicamente esibito. Il frullatore in questione riunisce con le giuste dosi famelico grindcore, death metal tecnico e parti slam/brutal/schizofreniche, i brani non cercano mai esagerate lungaggini, ma pensano piuttosto a badare al sodo attraverso repentini e malati cambi di tempo. Questa tracklist diventerà per certo un dono per chi è solito annoiarsi, poco ma sicuro.

Non si toccano vette assolute come non si registrano clamorose battute d’arresto. Time to Panic mette subito in mostra il suo valore -e le armi usate per ottenerlo- non ci si nasconde dietro a produzioni ingombranti o improbabili tentativi di “farsi vedere”, ed è un bene così perché a gioirne saranno solo gusto e divertimento, e l’intrigante azzeramento che uscite come questa spesso comportano.

Con i pezzi del puzzle al posto giusto non rimane più molto da dire, le canzoni ci attraverseranno in piena, niente riuscirà ad emergere se non l’ottima ed accurata globalità fra continue mitragliate e bruschi-ungulati rallentamenti.

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