Necropsy – Buried in the Woods

Tornano dopo Bloodwork (primo full-lenght, 2011) i finlandesi Necropsy, la band di Janne e Tero Kosonen ha trovato la forza di sfornare qualche disco solo in seguito alla reunion di […]

Tornano dopo Bloodwork (primo full-lenght, 2011) i finlandesi Necropsy, la band di Janne e Tero Kosonen ha trovato la forza di sfornare qualche disco solo in seguito alla reunion di qualche tempo fa (il buco temporale è definito dalla data 1993-2011). E’ come se gli anni passati nel puro underground  (i loro primi demo nascevano all’incrocio ottanta-novanta) fossero “esplosi” tutti assieme oggi, con tutta la rabbia che ne consegue, il nuovo Buried in the Woods è difatti una fucilata che non guarda in faccia niente e nessuno, la sua unica preoccupazione è quella di tirare avanti al massimo, fino al punto di rottura delle forze. Sarà proprio un senso di scuotimento a dominare i suoi trentacinque minuti, minuti tenuti compressi costantemente sotto il peso di un pesante acceleratore.

I Necropsy non intendono fare sconti e riversano in musica tutto il “maltolto”, cercano di riprenderselo con la forza e noi non potremo far altro che assistere inermi alla loro ruspante azione. Buried in the Woods va a trovare posto al “centro”, in quella speciale categoria che accoglie e “riabilita” quei dischi onesti, posti al di sotto dei grandi nomi e dei grandi album da ricordare. I finnici con questo disco si intrufolano nel nostro cervello lasciando un timido ma letale segno, il loro spazio sarà condiviso con tanti altri, altre incarnazioni capaci di ritagliarsi un loro giusto spazio non appena il tempo lo concede. Guadagnano strada e colpiranno tanti (l’aiuto della Xtreem Music significa molto), sicuramente quelli “giusti”, quelli che ancora credono nel genere e lo ascoltano baciati da una inesauribile passione.

Death metal drastico e ben pestato, imbastito su otto meticolosi e calcati passi. Le chitarre puzzano e spiattellano “senso di decesso” senza dimenticarsi qualche lercia melodia (di quella capace di “mordere”). Il sound proviene direttamente dai territori mefitici degli anni novanta, quel basso, la voce che “bofonchia” e chitarre martellanti andranno a confezionare un sicuro pacchetto regalo per tanti nostalgici. Certo non si riscrive nulla (ma non è certo quella l’intenzione), ma quel senso di “anthem-marcio” costante che si portano dietro non può far altro che soddisfare.

I Necropsy sono così bravi, così dentro al genere che vi potranno venire in mente tantissimi gruppi ai quali paragonarli, europei e non, ma alla fine poco importa perché dovremo comunque stare a fare con i conti con lui e lui soltanto. Alzare il volume dello stereo e piazzarci dentro Buried in the Woods sarà quanto di meglio potremo fare in questa seconda parte del 2015. Zero sorprese è vero, ma il collo ringrazierà per il buon allenamento (e la mente per il garbato “sgombero momentaneo”).

About Duke "Selfish" Fog