Nargaroth – Spectral Visions of Mental Warfare

Il monicker Nargaroth è sempre stato sinonimo di accese discussioni, da una parte troviamo chi lo venera senza limiti mentre dall’altra chi lo odia in maniera accerrima. In questi casi […]

Il monicker Nargaroth è sempre stato sinonimo di accese discussioni, da una parte troviamo chi lo venera senza limiti mentre dall’altra chi lo odia in maniera accerrima. In questi casi la verità “sta nel mezzo -o su per giù-“, perché Kanwulf ha saputo comporre signori album e cose meno pregiate. Spectral Visions of Mental Warfare sembra creato appositamente per far proseguire tali accese discussioni ad oltranza, di fronte troviamo un prodotto realmente atipico, che bazzica per metà parte del suo tempo in campo dark ambient/elettronico (il disco si avvale dell’importante collaborazione di Trähn dei Nychts). Tale definizione potrà fare rabbrividire all’istante viste le gesta passate (e sicuramente lo farà), ma da parte mia posso dire che “l’azzardo” è stato infine ben preparato.

Ci sono tanta semplicità e tanto mestiere su Spectral Visions of Mental Warfare, Kanwulf ha riversato sull’opera sentimento a profusione e lo si percepisce abbastanza chiaramente in ogni suo dannato frangente. Fisionomia e “parvenza d’ordine” verranno qui banditi, ci troveremo ad affrontate un viaggio solitario, o meglio, avvolto nella esigente compagnia dei nostri pensieri più cupi. Saremo aiutati in ciò da soporifere atmosfere e da lente e sofferte tracce cantate che dimostrano la buona salute del monicker Nargaroth (nessun pensionamento anticipato stando a questi risultati). Non si parla di capolavoro (bene specificarlo), con le parti ambient che potevano venir sfruttate meglio, magari con qualche “sofisticatezza” maggiore, ma ci sarà tempo per limare queste lacune, e a ogni modo il risultato positivo ed essenziale viene raggiunto egualmente.

L’inizio è affidato a Odin’s weeping for Jördh, dalle tastiere escono toni oscuri ed epici su sottofondo piovoso in compagnia di qualche “gracchiata” di corvo, l’ottimo habitat creato viene poi spezzato dal primo dei tre brani con voce dal titolo An indifferent Cold in the Womb of Eve. Non pensare a Burzum durante quei rintocchi di tastiera simili a gocce sarà quasi impossibile, ma se ciò non rappresenta il minimo problema (come è giusto che sia) allora potremo goderci questa signora canzone che ci cinge soporifera in lentezza.
Dopo questo primo estratto lirico potremo staccare tranquillamente la spina, persino non pensare di essere di fronte ad un disco marchiato Nargaroth. Per diciassette minuti (il tempo del terzetto formato da Diving among the Daughters of the Sea, Odin’s weeping for Jördh – Part II e Journey through my Cosmic Cells -The Negation of God-) navigheremo su ambientazioni profonde, sobrie, epiche, addirittura spaziali e naturali, dove a farla da padrone sarà un costante velo di quiete e distacco. Dopodiché potremo riprendere la consueta confidenza con il black metal grazie alla doppietta formata da A Whisper Underneath the Bark of old Trees e title track. La prima è diventata la mia prediletta dell’album, reputo la strofa portante un puro idillio poetico e la ripetitività della canzone mai eccessiva, anzi un perfetto escamotage per “freddare” a dovere l’anima. La seconda mantiene le medesime sedative coordinate grazie alla costante unione di chitarre lente e melodiche sotto l’influsso soffuso e fluttuante delle tastiere. Kanwulf interpreta i brani con la solita bravura, perché non è affatto facile ergersi con personalità su uno strato sonoro così semplice e dai rilievi apatici (per la serie pochissimi interventi ma da regalare ai posteri per quanto appaiono vincenti o intensi). L’ultima March of the Tyrants cambia ancora una volta registro lasciandoci quasi “di stucco” nonostante l’abitudine alla variazione sino a prima registrata.

Non dirigetevi all’ascolto o all’acquisto di questo album con addosso la tremenda voglia di velocità e totale distruzione, ne resterete quasi certamente delusi. Spectral Visions of Mental Warfare è l’espressione di sentimento ed introspezione, poi se avete voglia di investire qualche euro in più potete sempre procurarvi la versione in vinile, allungata di ben cinque nuove composizioni.

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