Nadir – The Sixth Extinction

Hanno cominciato a sfornare dischi nel 2005 gli ungheresi Nadir, però per qualche congiuzione astrale non mi è mai capitato di fare loro conoscenza sino all’arrivo di questo The Sixth […]

Hanno cominciato a sfornare dischi nel 2005 gli ungheresi Nadir, però per qualche congiuzione astrale non mi è mai capitato di fare loro conoscenza sino all’arrivo di questo The Sixth Extinction (Dicembre 2017), settimo tassello di una discografia rimasta in vita con il giusto grado di perseveranza addosso.

In effetti The Sixth Extinction conferisce una certa idea di esperienza e riesce pure a svolgere il suo lavoro con efficacia dentro uno spazio abbastanza limitato (appena 33 i minuti protagonisti). Il genere proposto gioca su trame che possiamo definire alla larga come melodic death/core doom, mentre la durata esibisce un nucleo di canzoni capaci di scorrere con un’agilità forse imprevista vista l’etichetta affibbiata inizialmente alla formazione.

I Nadir vogliono scomporci nella loro opera di forte immediatezza, quasi ci scombussolano i parametri nell’accomunare una certa lentezza con durate brevi e stringate. Ma sarebbe tutto inutile se al loro fianco non ci fosse la necessaria ispirazione a guidarli, componente che per fortuna naviga a testa alta lungo il svolgimento di The Sixth Extinction.

Il disco non vive momenti di stanca e inforca una serie di pezzi capaci di lasciare un gran bel gusto di tormento addosso. The Human Predator sarà solo il primo, quello pronto a ribadire un’idea di solidità a partire dalle oscure fondamenta. La riuscita dell’album passa anche attraverso metriche vocali dense e ricolme di profonda sofferenza. Sul resto si stendono melodie parsimoniose, capaci di inchiodare all’istante come nel caso della seconda in scaletta The Debris Archipelago, traccia che immette sul tavolo l’anima considerabile come alternativa della band.

A seguire troveremo i “ritmi tonanti” di Fragmented, i reflussi core presenti su Along Came Disruption, l’imponente e pesante Mountains Mourn prima dei tre atti rispondenti all’implacabile nome di Ice Age in the Immediate Future (il primo strumentale, gli altri due lasciano invece spazio allo stile più composto ma comunque di sfogo conosciuto nella opener).

E’ vero, non posso fare paragoni con il passato, però i Nadir con questo disco li debbo infine consigliare, cosa che mi risulta invero molto facile e il merito va tutto a questi ragazzi, alla loro capacità di “tagliare corto” per ridurre la materia all’osso.

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Summary

NGC Prod., GrimmDistribution (2017)

Tracklist:

01. The Human Predator
02. The Debris Archipelago
03. Fragmented
04. Along Came Disruption
05. Mountains Mourn
06. Ice Age in the Immediate Future: I. Arctic
07. Ice Age in the Immediate Future: II. To Leave It All Behind
08. Ice Age in the Immediate Future: III. A Matter of Survival
09. Les Ruines

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