Nachtvorst – Silence

Dalla piccola Black Devastation Records alla Code666 Records il passo non era certamente piccolo. Ma il cambiamento non avveniva solo in termini di maggior visibilità, gli olandesi Nachtvorst ci si […]

Dalla piccola Black Devastation Records alla Code666 Records il passo non era certamente piccolo. Ma il cambiamento non avveniva solo in termini di maggior visibilità, gli olandesi Nachtvorst ci si mettevano d’impegno per migliorare quanto di buono avevano costruito con il debutto Stills. Produzione e confezionamento migliori potranno così fore illudere i più giovani, ma non di certo chi si è lasciato certi parametri alle spalle da tempo. Silence è senza dubbio un disco ispirato ed “inquadrato” , suonano in maniera egregia e propositiva, ma non raggiunge -a mio gusto- i livelli dello splendido Stills, un piccolo tesoretto underground da dover andare a riscoprire alla prima buona occasione.

Ma questo preambolo non deve far passare troppo in secondo piano la musica contenuta in Silence, un prodotto che saprà intrattenere a dovere i seguaci del cosiddetto “black/doom metal”. Si contano sei canzoni in tracklist, due di esse sono brevi intermezzi strumentali atti a spezzare la sensazione di pesantezza generale, mentre la durata media dei quattro pezzi rimanenti si aggira su “non pochi” undici minuti. A stupire come già anticipato è il suono, con le chitarre pronte a fuoriuscire pulite e potenti, ben decise a riempire ogni spazio lasciato in sospeso. I Nachtvorst c’è da dire, non esagerano mai, non tentano di stupire ma pensano a svolgere al meglio un compito semplice almeno sulla carta.

L’opener The Serpent’s Tongue sfugge alla monotonia grazie ad un riffing massiccio e al trasporto ritmico, pesantezza e lentezza regnano sovrane ma ciò non influisce nella fluidità del pezzo che scorre verso un finale a suo modo emozionante. La costruzione del brano inizia su ritmi possenti prima di calcare il polso sull’evanescente.
Nightwinds stupisce per quella aggressione “sludge/core” abrasiva iniziale, martellate violente e dal tocco blasfemo atte a dominare i primi minuti, minuti dove l’aria non troverà spazio o modo di vivere. Il pezzo molla di seguito gli ormeggi in un pieno e rarefatto compiacimento. Gentle Notice of A Final Breath è un saliscendi dal forte trasporto, il suo profilo mantiene una sorta di curiosa “calma assassina”, ben attenta a dichiarare segnali intenzionali a riguardo.
L’ultimo monolite risponde al nome di A Way of Silence ed è forse l’episodio meglio riuscito e affascinante del lotto, la ricetta mantiene intatte le solite caratteristiche d’apparente tranquillità, intaccate  solo da brusche impennate vocali/elettriche, dagli spigoli velenosi e dilanianti (per dirla in due parole “monotonia stordente”).

Silence è un disco composto per la notte, da mettere in circolo nei momenti in cui si vuole pensare poco, sarà dunque “trasporto” il suo emblema, la chiave che potrà scardinare le sue sensazioni di base. Starà a voi decidere quanto e come bisognerà lasciarsi andare, senz’altro i Nachtvorst sono stati -a suo tempo- un buonissimo colpo per la Code666 Records.

About Duke "Selfish" Fog