My Dying Bride – The Manuscript

Continua la serie di uscite particolari (io li chiamo “regali”) da parte della sposa morente, uscite con un perché ben radicato, qualcosa che non ti da nemmeno la più lontana […]

Continua la serie di uscite particolari (io li chiamo “regali”) da parte della sposa morente, uscite con un perché ben radicato, qualcosa che non ti da nemmeno la più lontana impressione di stare buttando via i tuoi soldi. Dopo l’apoteosi Evinta (2011), The Barghest o’ Whitby (2011) e l’album A Map of All Failures (2012) è il turno di The Manuscript, lo sfogo di “riempire”, di dare alle stampe brani convincenti ma rimasti purtroppo ai margini.

Così, tramite questo ep arrivano a noi quattro nuove canzoni eliminate al momento di costruire la tracklist per A Map of All Our Failures. Senza girarci troppo attorno bisogna subito dire che le canzoni sono tutte bellissime e non avrebbero per niente stonato sul già citato album, soprattutto la prima (la title track) sembra tirata fuori a forza dal disco (proprio perché si doveva escludere o tagliare qualcosa) mentre le rimanenti hanno un minimo di diversità per quanto riguarda il mood (ma non preoccupatevi sono pur sempre loro e quindi riconoscibilissimi). La parte centrale rappresentata da Vår gud över er (che riffs scarni tirano fuori in lungo e in largo) e A Pale Shroud of Longing volge misticamente (e con non poca imprevedibilità) lo sguardo al passato, sarà qui che ci ritroveremo a domandarci come possano essere state considerate: “scarti”; ma l’importante è di certo poterne usufruire, e qui sta la potenza di questo The Manuscript, un lavoro che a conti fatti ci regala mezz’ora di bellezza, come se fosse un’assurda forma di full-lenght “mozzato”, con una storia diversa o particolare alle spalle da raccontare. Gli inserimenti di violino ritornano e sono sempre più convincenti (seppur ancora “timidi” rispetto al glorioso passato), il resto è così ben oliato che mi sembra di ripetere cose già dette all’infinito. Vi piacciono le loro chitarre e quello che sanno dipingere/donare da tempo immemore? bene, questo ep è fatto su misura per voi. Vi costerà poco in termini di tempo e denaro, in ogni caso avrete solo da guadagnarci.

Da godersi tragicamente infine Only Tears to Replace Her With, “esperimento” che riesce ad unire il decadente periodo Evinta con un tocco già rintracciato ad esempio sullo struggente binomio For My Fallen Angel/Sear Me III, certamente nel suo piccolo un altro loro capolavoro (e brano preferito di questa uscita per il sottoscritto).
Solo la copertina non mi convince appieno, mentre a chi li considera morti da tempo consiglio caldamente l’ascolto di Vår gud över er, chissà che certi tasti non ricomincino a suonare per magia.

I ringraziamenti per i My Dying Bride non sono mai abbastanza, più vivo e più me ne rendo conto.

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