Mussorgski – Creatio Cosmicam Bestiae

Sensazioni ovattate, appartenenti ad altri periodi storici del genere ormai poco battuti, Creatio Cosmicam Bestiae è un “classico che però non è esattamente un classico”, ma lo sarà infine solo […]

Sensazioni ovattate, appartenenti ad altri periodi storici del genere ormai poco battuti, Creatio Cosmicam Bestiae è un “classico che però non è esattamente un classico”, ma lo sarà infine solo per quei pochi affezionati di materie atmosferiche, dal tocco un po’ spaziale e dal sound freddo ed industriale. Queste le sensazioni che animano la terza opera dello strano nome Mussorgski, progetto polacco guidato ormai dal solo Khorzon (già conosciuto per i mai dimenticati Arkona, autori in passato di capitoli assolutamente eccelsi e da dover recuperare in caso di mancanza), un personaggio che oramai sa quello che vuole e sa come riuscire ad ottenerlo. Non serve più stupire e lui lo sa, così costruisce un disco imponente ed estremo nella concezione, ma “calmo” nella sua definitiva rappresentazione. C’è la consapevolezza a regnare, e la si finisce a respirare a pieni polmoni su ogni traccia presente (tendenzialmente lunghe anche se troveremo diversi “stacchi”, in particolare due pezzi strumentali da due minuti cadauno di forte atmosfera) e deposta con estrema tranquillità nell’andamento audace della tracklist definitiva.

Creatio Cosmicam Bestiae non ti lascia con gli occhi incantati ne tantomeno luccicanti, non vuole assurgere all’etichetta di lavoro imprescindibile, però chiuso nel suo piccolo orticello riesce ad intrigare quel tanto che basta per rimanerne infine completamente soddisfatti. Il progetto Mussorgski porta a termine un compito apparentemente “facile” (ma solo se visto con gli occhi esterni del dopo) ma dipinto con quiete ed animo superiori, l’azione si manifesta per mezzo di un black metal dilatato, che quasi si impone di stare a forza sullo sfondo come obiettivo principale, anche se poi in qualche occasione un certo “risveglio” ci sarà comunque proposto (la siderale Sabbathum in Perpetuum varrà in parte come fulgido esempio) e somministrato.

Immaginate oscuro sinfonismo, asettico distacco, un’improbabile quanto entusiasmante unione fra Limbonic Art, Mysticum ed Opera IX. Il tutto sarà bagnato da una produzione che cerca si l’impatto ma solo con l’opzione obbligatoria di girare larghi (non verremo come dire “sommersi” da capo a piedi da questo sound) per tutti i cinquanta minuti dell’insieme. Mussorgski compila un lavoro che godrà unicamente del presente, del momento in cui se ne usufruirà, perché dopo la sua cessazione ci troveremo in testa una sorta di “lavagna bianca”, cancellata da ogni tipo di ricordo o sensazione. Facile in questo modo capire se un disco di questo tipo potrà fare per noi o meno, di certo nel suo semplicismo riesce ad espandere particolarità, una particolarità richiesta a piena voce in sede di ascolto. E quella Paradisium messa in quel modo alla fine sembra voler premiare chi ci ha creduto o voluto crederci fin dal principio.

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