Murder Construct – Results

Cosa ci si deve aspettare dall’unione di nomi come Travis Ryan e Leon Del Muerte? La risposta è di quelle semplici e si chiama “grindcore-death metal all’ennesima potenza“. Dopo un […]

Cosa ci si deve aspettare dall’unione di nomi come Travis Ryan e Leon Del Muerte? La risposta è di quelle semplici e si chiama “grindcore-death metal all’ennesima potenza“. Dopo un ep omonimo datato 2010 arrivano durante il 2012 alla prima fatica su lunga distanza intitolata Results (recante il simbolo Relapse Records). Il disco è “strabordante”, guidato com’è dalle accelerazioni dell’indemoniato Danny Walker al drumkit, il chiaro intento è quello di “piallare” senza alcun ritegno l’ascoltatore da cima a fondo, costringendolo ad una sorta di costante fuga priva di tregua.

Results esprime e dimostra pura violenza, ma sotto certi aspetti è pure molto sfiancante (nonostante la non eccessiva durata media delle canzoni) e complicato, ai nostri non piace suonare un “grind per le masse” e sottolineano questo aspetto continuamente. Feroci ed implacabili come solo un’efferata macchina da guerra sa essere, i baldi americani radono al suolo ogni cosa, violentano gli strumenti secondo gusto e consumo apparendo “spigolosi” e contorti ma mai esageratamente complicati. E’ questo a rendere l’ascolto di Results “estremamente” piacevole, anche ricco se vogliamo, perché la creazione diabolica messa in scena vi trascinerà ossessivamente e vi macellerà il cervello sbilanciando alcune tipiche certezze di tutti i giorni. Non diventerà un mostro sacro del genere, non rappresenterà una nuova frontiera alla quale appigliarsi, però fluisce bene, riuscendo a manipolare un certa rabbia repressa (ed una strana forma di controllo). Farsi travolgere, o arrendersi, diventa automatico e dovuto. I Murder Construct fanno in modo che una scarica impazzita si impossessi di noi per mezz’ora, poi ci lasciano in balia del silenzio, e quasi li vedo mentre- con un bel ghigno stampato addosso- guardano i nostri volti inebetiti dopo l’espressione di cotanta violenza sonora.

La produzione è secca, le chitarre taglienti come schegge (rallentano solo in una occasione in tutto l’album) mentre il growl implementa tutta la repulsione possibile nella ricerca della sua personalità. Autentico e bestiale tormento sonoro.

About Duke "Selfish" Fog