Mortuary – Nothingless than Nothingness

I francesi Mortuary erano già in giro in tempi poco sospetti (fine anni ottanta) e hanno sempre cercato di lottare al meglio delle loro possibilità. Purtroppo la storia ci insegna […]

I francesi Mortuary erano già in giro in tempi poco sospetti (fine anni ottanta) e hanno sempre cercato di lottare al meglio delle loro possibilità. Purtroppo la storia ci insegna che sotto i soliti nomi si nascondono sempre impavide seconde linee, comprimari che nulla o poco hanno da invidiare ad altre formazioni “note”, gente che resta in disparte a battagliare con in mano la sola arma della passione. Quando arrivi –in notevole ritardo- su una di questa band ti senti in qualche modo fortemente in colpa, in colpa per non averli mai potuti “scovare” prima (eppure si contano quattro full-lenght alle spalle, l’ultimo dei quali datato 2010, certamente le etichette di turno non hanno mai lavorato al meglio per far spargere al meglio il monicker).

Piombo su loro nuovo e quinto album Nothingless than Nothingness da completo ignorante in materia, devo ammettere che una certa dose di fascino questa cosa la comporta comunque, ma certamente sapere qualcosa in più (di meno approssimativo perlomeno) sulla loro musica non mi avrebbe fatto del male (anche se lavorare “senza ricordi” può essere positivo sotto certi aspetti e ogni tanto è proprio quello che ci vuole).

I Mortuary comunque ci danno dentro come dei dannati, il disco suona rapido ed implacabile, death metal coeso che si affaccia su furenti quanto pungenti scorribande thrash, non a caso il nome di riferimento preponderante che sovviene lungo il suo ascolto è quello dei Vader (se il loro stile v’aggrada da morire avrete di che gioire) il che è già un bel dire. La tracklist è un puro blocco di titanio, una volta deposti al suo interno saremo schiavi della sua fame, quasi incapacitati di movimento e potere decisionale, ogni brano si prende l’attenzione ed azzera di fatto quello precedente, i pro e i contro sono quindi molto facili da inquadrare, da una parte non si perde mai di vista la “sacra” attenzione (si resta piacevolmente seduti in sella) mentre dall’altra il ricordo faticherà a lasciare le sue decise impronte (cose che comunque fanno sempre bene in proiezione futura) su quel songwriting così monolitico.

I Mortuary con Nothingless than Nothingness mettono in pratica un bel sferragliare, le chitarre bollono e tagliano (la varietà non sarà un pregio dell’album) mentre la voce fa già di meglio nel tentativo di lasciare qualcosa all’ascoltatore. Anche se a folate qualcosa emerge, ma si parla di piccoli momenti se raffrontanti alla lunghezza globale che tutto violentemente erode e mangia (forse non èun caso che proprio l’ultima Kingdom e la prima Only Dead Witness stiano lì a cercare la “fuga solista” a loro modo). Ma aldilà di tante possibili e legnose menate resta indubbia la qualità confezionata in questo caso dai Mortuary, perché si può vivere molto bene anche senza l’intrusione di certe vette.

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