Mortis Mutilati – Mélopée funèbre

Quiete, malinconia e tutto ciò che può essere racchiuso nel “fascino per la decadenza”. Le acque non vengono mosse (nemmeno con il pensiero) sul progetto francese Mortis Mutilati, il loro […]

Quiete, malinconia e tutto ciò che può essere racchiuso nel “fascino per la decadenza”. Le acque non vengono mosse (nemmeno con il pensiero) sul progetto francese Mortis Mutilati, il loro terzo lavoro su lunga distanza Mélopée funèbre diventa così l’esemplare frutto di un percorso prestabilito tempo addietro, atto a non voler sorprendere su nessuna minima componente. Sarà solo lento magma a scorrere, sofferente e dalle smaccate tonalità fredde, nessuna sorpresa è pronta a lambire le rive di un progetto che in testa ha solo un’unica e persuasiva volontà.

Non stiamo a parlare di capolavori, solo in questo modo il nome Mortis Mutilati navigherà sempre su acque tranquille, mai invasive, giocando il suo particolare “gioco” a distanza, tramite l’uso dell’ampiezza e di una atmosfera che non farà mai mancare la sua particolare e “dolente” intrusione.

L’introduzione è affidata alla title track, traccia che lascia trapelare un forte senso “cimiteriale” alla Dark Sanctuary nell’aria, tre minuti che fungono da “impermeabile sonoro” per i successivi quaranta di totale e notturno black metal depressivo. La prima composizione “classica” prende il nome di Vénus Anadyomène e potrebbe benissimo essere usata come manifesto ideale di questa terza fatica. Dentro c’è tutto l’anima Mortis Mutilati, con la soffusa ed effettata voce disperata a recitare su pattern ritmici opportunamente grigi e spogliati da ogni tipo di beata speranza. Il bersaglio del distacco è pienamente centrato, anche grazie a tutto sommato potenti frustate sonore che spezzano i classici e raggelanti ritmi di facciata.

Così, e solo pian piano ci accorgeremo di come le trame tranquillamente intessute risultino davvero efficaci, pregne a loro modo di un arcano fascino impossibile da rigettare. Il velo lasciato cadere dalla suadente Ophélia sta lì a ricordarlo, e materializzare un incedere fatto a modo, mai esagerato o dalle smaccate “finzioni recitative”. Con Oraison du soir saremo già adeguatamente “compressi” dentro la nostra personale scatola difensiva, una scatola che non ne vorrà sapere di lasciare scoperti punti fragili, questo almeno sino allo spegnimento dell’ultima e valorosa Fingers of Death, ideale specchio di un album creato per pochi ma solidi scopi (nel mezzo si farà valere Morte).

Mélopée funèbre è un lavoro per affezionati, per quelli che in tutti i modi possibili stanno cercando di manterere viva la fiamma di un certo tipo di musica.

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