Mors Cordis – Injection

L’impatto con la copertina, la tipologia di suono, la quantità di canzoni e la forte vena alternativa si coagulavano assieme mettendomi addosso forte paura. Durante il primo ascolto erano continui […]

L’impatto con la copertina, la tipologia di suono, la quantità di canzoni e la forte vena alternativa si coagulavano assieme mettendomi addosso forte paura. Durante il primo ascolto erano continui sussurri polemici: “ecco, poveri Mors Cordis, un’altra sfortunata band da bocciare“. Ma invece piano piano questi ragazzi tedeschi sono riusciti a convincermi regalandomi un ascolto “distratto”, positivo, e con l’aggiunta di quel pizzico d’esaltazione che non guasta mai. Injection non è certo un disco che segnerà storia o ere, ma c’è comunque la forte possibilità di ricordarsene piacevolmente ogni volta che la copertina si parerà di fronte ai nostri occhi. Le canzoni sono schiette e non badano ad arrovellare cervelli, forte semplicità e “collisione” duratura sono le leggi che vengono ripetute compostamente per tutte e dodici le canzoni. Assistiamo certamente ad alti e bassi, ma almeno il mood del disco non viene mai intaccato grazie ad un songwriting che ama trovare svariate scorciatoie per arrivare sempre allo stesso punto.

I Mors Cordis sono difficilmente collocabili in un genere specifico, io li definirei come una band in grado di abbracciare a scariche, e a ripetizione: “alternative melodic/industrial/groove death metal”. Come avrete sicuramente intuito c’è davvero un po di tutto nella loro musica, poderosi riffs schiacciasassi accelerazioni groove/thrash non distanti da quelle proposte dai Machine Head, e cantati puliti che rimandano invece a Soilwork e Sybreed. Sul tutto si stende una componente elettronico/effettistica sempliciotta ma dal risultato assicurato. Influenze in fusione, correnti che si muovono non sempre al massimo, ma episodi come title track (il refrain si stampa in testa istantaneamente), Emptiness (migliore refrain pt.2, sorta di Type O Negative versione “cyber”), I Am You e 22nd Century si lasciano sentire al meglio. Da segnalare anche la presenza di due brani cantati in tedesco, giusto per conferire l’accento di folclore che mancava (i brani sono azzeccati e cambiano sul serio le carte in tavola anche se per poco). Contorni piacevoli sono poi rappresentati dalla sicura denucia di Big Brother, dalla schizzata Break Out e da Last Show.

Per chi vuole al contempo scuotere un po la capoccia e rilassarsi con aperture “ariose” (da cantare “romanticamente” ad occhi chiusi contro il cielo) l’ascolto di questo ritmico Injection è senz’altro consigliato.

About Duke "Selfish" Fog