Moonsorrow – Jumalten aika

I Moonsorrow sono una di quelle entità così perfette e magiche che scriverci a riguardo diventa un’assoluta e comprovata banalità. I giganti finlandesi hanno sempre fatto storia a se, operando […]

I Moonsorrow sono una di quelle entità così perfette e magiche che scriverci a riguardo diventa un’assoluta e comprovata banalità. I giganti finlandesi hanno sempre fatto storia a se, operando secondo metodi propri la materia estrema del black metal melodico,pagan/folk/sinfonico, musica affidata alle radici della loro terra, da sempre ingombrante e in grado di generare continui sussulti.

Sembrano trascorse ere, invece il loro esordio sotto i riflettori appartiene “appena” all’anno 2001 (il mitico Suden uni), il tempo poi ha saputo snocciolare, scandire le loro opere con discreta frequenza, questo almeno sino al precedente Varjoina kuljemme kuolleiden maassa. Eh si, perché prima di poter parlare del nuovo Jumalten aika sono dovuti passare cinque lunghi anni, cinque anni “riflessivi”, che ci sputano fuori un disco nuovamente eccezionale (banale, banale, banale), pensato  per affascinare le sempre costanti (e credo in aumento) schiere di loro seguaci. Per loro non ci potrebbe essere regalo migliore della opener title track, un brano sontuoso, capace di creare quel legame immediato ma mai scontato, una traccia epico-sinfonica scandita dall’abilità, dalla classe innata dei due Sorvali.

Mai come con i Moonsorrow vale il concetto striminzito “mettersi lì e non fiatare, al resto penseranno loro”. Si vorrebbero scrivere “poesie” a riguardo, ma poi capisci di quanto sia effettivamente inutile, basta il nome, un titolo nuovo con la sua copertina appresso, poi il resto verrà naturalmente da se, e così saremo di nuovo inghiottiti dai loro pezzi  dilatati, così atmosferici da farne totale sbornia, accompagnati da liriche ora aspre, ora epiche all’inverosimile.

Il quarto d’ora di Ruttolehto incl. Päivättömän päivän kansa è così incredibile, dentro troveremo tutta l’esperienza maturata nel corso degli anni, cos’altro si può dire quando indovini ogni passaggio per quindici minuti filati senza mai annoiare? usando sempre e comunque a tuo favore l’arma della variazione (e non poche, per non parlare poi di quei “ritorni” in grado di squarciare). I Moonsorrow riversano su Jumalten aika tutta la maturità acquisita, colpiscono duro quando c’è da farlo, aumentano i bordi dei toni drammatici e ti coinvolgono ancor di più con gli spaccati folk. Ogni ingrediente vive e collabora accuratamente con l’altro, così se Jumalten aika non potrà venir definito come “loro migliore disco” (aah, i ricordi!) quantomeno diventa quello più curato e perfetto sul livello estetico/professionale. L’incedere di Suden tunti ne è riprova (“ballatona sensazionale”) con chitarre, tastiere, parti cantate e schiacciapensieri a parlare un’unica suadente lingua. Mimisbrunn fa letteralmente volare un nuovo quarto d’ora (il finale è da apoteosi) mentre Ihmisen aika (Kumarrus pimeyteen) depone e scolpisce gli ultimi sedici minuti nella nostra memoria (in sembianze di tonante marcia ferale, quanto spirito si sprigionerà dalle sue note).

Hanno scelto il 2016 i Moonsorrow per tornare a stabilire un’indiscussa leadership, un bastone del comando “vero”, che parla per mezzo di un nuovo incredibile pilastro discografico. Potrebbero cambiare alcune strutture certo, rendersi in qualche maniera “più appetibili”, ma non sarebbero loro, Jumalten aika dichiara al mondo intero l’incredibile onestà di questa formazione, alla loro maniera, gestendo ogni movimento come se fosse quello nevralgico. Come al solito sarà la totalità a parlare, un nuovo colore che si aggiunge all’universo creato tassello dopo tassello dai Moonsorrow.

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