Moonknight – Ligeia

Ligeia è un dischetto inusuale, soprattutto se pensiamo agli sviluppi della scena americana. I Moonknight scelgono un’apparenza fredda, meccanica e puramente black metal (spirituale andante). Un sound macchinoso e ovattato […]

Ligeia è un dischetto inusuale, soprattutto se pensiamo agli sviluppi della scena americana. I Moonknight scelgono un’apparenza fredda, meccanica e puramente black metal (spirituale andante). Un sound macchinoso e ovattato è guidato da una prestazione vocale oscura e distante, una presenza che vuole esserci ma senza lasciare troppo di sé dietro, difficile spiegare a parole l’ottimo “feedback” che ne scaturisce. In questi casi, quando il songwriting non è a conti fatti troppo eccezionale diventa determinante riuscire a creare la perfetta alchimia sonora, in questo i Moonknight si dimostrano abili creatori d’ineffabile arte “soporifera” ma pur sempre letale. Sembra quasi di essere sottoposti a qualche tipo di esperimento tranquillizzante, perché l’ascolto più prosegue e più anestetizza (nonostante le chitarre elettriche non smettano mai di mietere dimostrando di non sapere cosa voglia dire “rallentare”). Se l’inizio è arrembante (molto positiva When Night Falls), si finisce ben presto prigionieri di una fitta nebbia con la cingente Thyrsgreiden dove i nostri ammaliano con riffs seducenti e profondi. Serrata e malevola Nuclear Dreams II, canzone che ribadisce al 100% (con assoluta convinzione) il concetto musicale cercato e puntualmente motivato, una tempestosa colata di fredda lava, tanto distaccata quanto intensa. Scandita, penetrante e varia Dim Corridor, brano che lascia degnamente il palcoscenico finale alla “ambientale” The Translucent Path, dove piccoli rintocchi di tastiera (rimembranti Burzum tanto per capirci meglio) raggelano completamente l’atmosfera nel giro di parecchi metri.

Ligeia non è certamente cosa per la quale strapparsi i capelli, però riesce a risultare affascinante e nemmeno in poche dosi. Chi saprà interpretarlo per quello che è (una pura nascita underground) otterrà in cambio le meritate sensazioni “insaziabili”  e maniacali per le quali ci si ritrova ad ascoltare questo tipo di musica.

About Duke "Selfish" Fog