Moonfrost – Starfall

Secondo disco per i black metallers svizzeri Moonfrost (con dentro gente di Leere e Forgotten Chaos), Starfall rappresenta pure una sorta di “nuovo inizio” visto che scava un solco di […]

Secondo disco per i black metallers svizzeri Moonfrost (con dentro gente di Leere e Forgotten Chaos), Starfall rappresenta pure una sorta di “nuovo inizio” visto che scava un solco di ben cinque anni con l’opera prima (album che durava fra l’altro nemmeno mezz’ora).

Le sensazioni date da questo disco sono senz’altro positive, i nostri vogliono incantare con un black metal schiettamente marcio e diretto, in grado di non precludersi alcune situazioni introspettive o altre quasi “spaziali”. L’intento è quello di far perdere l’ascoltatore in qualche vaga, imprecisata e fredda dimensione, il risultato viene esibito alla lettera. Alla fine il “gelo” sarà così ampio che rischieremo di restare pietrificati o “peggio” privati da qualsiasi tipo emozione (positiva o negativa poco importa), in qualche modo non si riuscirà a codificare al meglio la proposta, con questa che rimane sospesa a fluttuare in uno strano-infinito limbo, un posto angusto, dove diventerà difficile -se non impossibile- poter esprimere giudizi “reali”.

In pratica questa è una di quelle recensioni “inutili”, leggere o non leggere non comporterà la minima differenza (il discorso andrebbe ampliato ad ogni tipo di produzione ormai). Per quanto mi riguarda non riesco ne a consigliare, ne a sconsigliare un prodotto di questo tipo, perché da una parte si nasconde indubbio fascino mentre dall’altra una speciale forma d’apatia rischierà di minare o addirittura compromettere seriamente l’ascolto.
Starfall tuttavia induce, obbliga ad essere esplorato, come se ci trovassimo a vagare nell’amato spazio con la conseguente perdita di sicuri appigli di riferimento. Si assiste inermi allo scorrere di composizioni dai tratti onirici (nonostante la base sia abbastanza chiaramente classica), dalla durata spesso e volentieri elevata. Verremo trasportati lentamente in scia ad un riffing magnetico a suo modo, perlopiù circolare nei suoi sgargianti temi melodico/epici (non fraintendete questa parola mi raccomando) con tastiere pronte a stendere manti ombrosi, “impalpabili”  in ordinata intermittenza.

La voce è materia corrosivo/aspra, ben stesa su strutture volutamente dilatate in dosi di melodico e genuino black metal. Il solo leggere una descrizione del genere fa venire l’acquolina in bocca, ma l’oro non sempre si nasconde dietro a belle parole, o a ciò che troppo luccica. A me Starfall piace (è come se tentasse di pungere in maniera forsennata senza riuscirci a pieno), ma è anche vero come non riesca a sfondare certi livelli d’entusiasmo, lo ascolto volentieri ma alla fine il poco sapore che arriva è come se non fosse mai abbastanza.

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