Monolith – Against the Wall of Forever

Divertimento e passione stanno alla base della creazione di questa “scattante”  formazione americana. I Monolith nascono per soddisfare alcuni pruriti metallici, ci appaiono rudi ma dimostrano -forse imprevedibilmente- buon gusto […]

Divertimento e passione stanno alla base della creazione di questa “scattante”  formazione americana. I Monolith nascono per soddisfare alcuni pruriti metallici, ci appaiono rudi ma dimostrano -forse imprevedibilmente- buon gusto e idee guizzanti al punto giusto. Di certo la loro musica non vuole apparire “nuova”, però mentre la si ascolta spariscono le varie ossessioni tipiche di un prodotto derivativo, con Against the Wall of Forever ci si diverte e ciò vi dovrà per ora bastare, in primis perché non è una cosa affatto scontata.

Il fuoco del rock’n’roll a dettare legge con implementato dell’heavy metal più classico e “polveroso”. Ci sentirete gli Iron Maiden (e la derivazione Slough Feg) quanto i Motörhead, riff thrash e caratteristiche “southern”, ma queste diverse attitudini vengono assemblate fra di loro senza particolari traumi, il percorso rimane per l’intera durata bello liscio e per nulla fastidioso o scontato (attenzione all’uso di questa parola!). I Monolith sono grezzi ma quello che fanno lo sanno fare bene, non si spiegherebbe altrimenti l’entusiasmo che mi ritrovo a vivere sulle note di questo loro disco. Ci sono cose che scattano a pelle no? In certi casi quelle vendute come “meno imprevedibili” arrivano ad acquisire poteri inimmaginabili, portandoti alla pura spensieratezza mentale. E così sorvoli su influenze abusate o sempre più in disuso (proprio quelle che a volte azzoppano inesorabili), un qualcosa di miracoloso se ben si pensa. La capacità di rinverdire senza far nulla più dell’onesto compitino ascoltato con attenzione, l’enorme pregio di aver scovato un songwriting vincente, capace di catturare e trascinare senza troppi patemi. La formula primordiale della musica mi verrebbe da dire, o almeno di questa, e si meritano il loro giusto tributo questi ragazzi perché la mezz’ora che ci propongono non ha “buchi”, scorre liscia liscia portando a termine il proprio dovere sino in fondo.

The Emperor (The Suffering of Fools) acchiappa malinconicamente (l’architrave del refrain è per me d’alta-semplice-scuola) con quel riffing tanto classico quanto “viperino”, pure un retrogusto epico per il pezzo più lungo con i suoi cinque minuti belli pieni. Quando parte la title track pensi subito alle cavalcate Maideniane, ma la canzone si “sporca” presto giungendo ad un ottima dimostrazione di ciò che si potrà captare qui dentro. Caravan velocizza i tempi sfoderando un ottima coppia ponte-ritornello , mentre Kindly Dr. Jest (The Interrogator) le si oppone con la sua spiccata interpretazione generale e un sentimentale crescendo blues (ottima la prestazione del singer Aaron Howell, qui ma anche in generale). Die With Your Master mette in circolo la perfetta dose di “scarica ritmica”, The Prophet riversa un timido spaccato introspettivo ed elegante, caratteristiche che non stonano affatto perché proposte sempre ai fini di legare con il continuum generato. Spiattellata “in your face” per The All-Father and the Chaos Lord, con un riff pronto a inchiodare unito a linee vocali smaccatamente epiche, Elusive Prey (The Hunter) ci conduce ad una conclusione giunta troppo frettolosamente (eterno il dilemma: forza o punto debole?) lasciandoci con la voglia di ricominciare daccapo, tanto lo sforzo -come abbiamo già testato- non sarà affatto preso in considerazione.

Bravi i Monolith che dimostrano di saper rendere la loro musica “arma efficace”  suonando vecchi, sporchi ed epici. Against the Wall of Forever potrebbe essere il disco perfetto per togliervi quella pesante noia di dosso.

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