Mitochondrion – Parasignosis

Attesi dai cultori del grande esordio Archaeaeon i canadesi Mitochondrion si ripresentavano sulle sponde del baratro ad inizio 2011 con il secondo parto intitolato Parasignosis. I Mitochondrion rispetto al debutto […]

Attesi dai cultori del grande esordio Archaeaeon i canadesi Mitochondrion si ripresentavano sulle sponde del baratro ad inizio 2011 con il secondo parto intitolato Parasignosis.

I Mitochondrion rispetto al debutto appaiono forse ancor più caotici ed abissali, un autentico rullo compressore capace di frantumare ogni piccola particella vacante. Si percepisce e vive puro annichilente caos, un caos distruttore, che porta dritti a livelli implacabili ed oscuri, poco importa se si tenta l’offensiva di turno o qualche pausa abissale su momenti strumentali oscuri e raggelanti. La musica dei Mitochondrion la possiamo definire in partenza come death metal, ma dovete pensarlo come ultra-diabolico, impastato e  volutamente “confuso”, come se gli Incantation si mettessero a fare musica ancora più estrema e negativa di quella che sanno già fare.
Parasignosis va affrontato come un lungo ed intenso brano di cinquanta e passa minuti, se pensate di trovare qualche momento “easy” o qualche scappatoia di rito vi state sbagliando di grosso. La forma canzone è pressoché bandita, dentro le orecchie troveremo un “loop” di proporzioni malefiche e devastanti, ascoltare il disco in cuffia sarà un’autentica goduria, un’esperienza del tutto particolare da dover testare almeno una volta (alla fine saremo “esausti”ed avremo solamente bisogno di silenzio, di tempo per riflettere su cosa diamine abbiamo ascoltato). La cura dei particolari nel marasma è a dir poco maniacale, i canadesi tessono trame spigolose cercando continuamente attimi di “stacco” o dalla grande e mefitica atmosfera. Si lavora di prestigio già in apertura con Plague Evockation per passare poi -senza nemmeno rendersene conto- ai dieci minuti divoratori e terrificanti di Tetravirulence. Trials prosegue la distruzione e violenta morbosamente le nostre orecchie, la title track giustamente ne segue le gesta dando un senso di “chiusura” e soffocamento al tutto. Riuscire a mantenere la lucidità sarà operazione difficile, i brani  portanti non sono mai brevi e i Mitochondrion non vogliono di certo dare una mano al “malcapitato” ascoltatore che va sotto ai ferri. Altri giri “gratis” negli abissi saranno rappresentati da Banishment (Undecaphosphoric) e Kathenotheism (la seconda riesce addirittura a far respirare qualche filo di fetida aria) prima di un finale ritualistico assolutamente azzeccato.

Se amate le cose informi avrete una sorta di obbligo non scritto “procurarvi e nutrirvi di Parasignosis“, lasciare fluire il suo caos e goderne in maniera appropriata. Se fosse arte visiva lo definirebbero come materiale “violentemente moderno”. Voti non ne servono, servirà solo lasciarselo scorrere sulla pelle per decidere.

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